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La morte di Marx e altri racconti
di Sebastiano Vassalli

La morte di Marx e altri racconti

Il libro
Sebastiano Vassalli, La morte di Marx e altri racconti
Einaudi
L’uguaglianza è stata realizzata dalla cintola in giù, dice un personaggio del nuovo lavoro di Sebastiano Vassalli.
Sta tutto in questa osservazione il nocciolo politico del libro.

Concetti come democrazia, uguaglianza, cultura di massa sono messi in discussione, alla luce di come questi ideali sono diventati realtà nell’evo odierno.
Miti e ideali che ci hanno accompagnato sin dalla Rivoluzione francese, sembrano oggi dissolversi nella mutazione antropologica imposta dalla modernità.

L’uomo si trova ridotto a entità numerica, come nelle elezioni, nei sondaggi e nelle rilevazioni di mercato. Se una specie di uguaglianza si è realizzata, questa ha livellato verso il basso ogni comportamento e ogni sensibilità.

Ma non esiste solo la politica (concentrata nella parte centrale del libro). Nella prima e terza parte l’attenzione vira sulle mutazioni sociali dell’uomo moderno.

Trasformazioni che hanno generato l’uomo automobilista, cioè un animale dotato di corazza e ruote. Un nuovo ”quadrupede” che s’imbatte in abitudini sessuali del tutto diverse.

Con La Morte di Marx e altri racconti, Sebastiano Vassalli, dopo aver raccontato molte storie ambientate nel passato, affronta decisamente il presente. E lo fa quasi in maniera drammatica mettendo la parola fine al concetto di modernità.
Un cambiamento che, come un fiume in piena sta travolgendo tutto, letteratura compresa.

Fabio Cavallotti



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avantiavanti
Da La morte di Marx e altri racconti
Ciao Kafka
Prima venne la ruota. Con la ruota si fece il carro, che serviva in tempo di pace a trasportare i prodotti della terra, per esempio il grano o le ceste piene d'uva, e in tempo di guerra a trasportare gli eroi sui campi di battaglia. Era così che si combattevano le guerre ai tempi di Omero. I soldati semplici avevano come loro uniche armi una spada e uno scudo, al massimo si riparavano la testa con un elmo, mentre gli eroi: gli Achille, gli Ettore, gli Aiace e gli altri di cui parla la leggenda, erano coperti di bronzo dalla testa ai piedi, e quasi non potevano muoversi.

Avevano scudi giganteschi, elmi giganteschi, corazze per coprire il petto e la pancia, schinieri e ginocchiere per coprire le gambe, cinturoni in cuoio rinforzati in bronzo per coprire l'inguine, sandali di cuoio e bronzo per coprire i piedi. L'eroe in assetto di guerra era invulnerabile, o quasi (si sa di Achille che il suo unico punto scoperto era il tallone): ma si portava addosso un peso superiore al quintale, e poteva fare pochissimi passi.

Per manovrarlo, ci volevano un buon carro e un auriga di grande esperienza, capace di piombare con il suo eroe là dove più ferveva la mischia. L'eroe scendeva dal carro e menava botte da orbi per alcuni minuti, finché gli bastavano le forze; poi veniva rimesso sul carro, in piedi se ancora riusciva a reggersi o sdraiato di traverso se era crollato, e portato fuori della battaglia a riprendere forze, in vista di un'altra incursione. L'autonomia dell'eroe era limitata a pochi minuti e a pochi metri.

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