Nasce a Palermo, nel 1964, in una famiglia di umili origini, ma gioca bene a pallone: centravanti grintoso, veloce e istintivo. Dai dilettanti approda al Messina nel 1982, dove segna caterve di goal. Ed ecco infine la Juventus, la grande occasione: è il 1989.
Il momento magico prosegue con la Nazionale. Entra dalla panchina, ai Mondiali del 1990, e segna subito. Ne farà sei di gol, alla fine, diventando capocannoniere del torneo ed esaltando i tifosi: il ragazzo del sud con lo sguardo da pazzo, che fa gol strepitosi, Totò Schillaci. Ma, a livello di club, sono anni un po' grami anche per la Vecchia Signora, così Totò vince poco, tanto più che le tifoserie avversarie gli cantano di continuo "Schillaci ruba le gomme", riferendosi a un fattaccio capitato a suo fratello. Non fa più sognare e la sua parabola italiana si chiude con una stagione all'Inter che suscita ancora ilarità di massa al solo ricordo: era l'asse portante di un "duo delle meraviglie" con nientepopodimeno che... Darko Pancev.
E allora lui fa qualcosa che neanche Baggio ha mai osato fare: raccoglie le sua carabattole e si trasferisce in Giappone; lui, il caruso che non sa neanche parlare bene in italiano. Ma lì gli vogliono ancora bene, hanno sempre in mente il "suo" Mondiale.
In Giappone, Totò-san ci resta due anni e ci fa un po' di soldi. Torna in Italia e apre un centro sportivo nella sua città, Palermo. Intanto, si lascia alle spalle due ex mogli, mette al mondo tre figli e, immaginiamo noi, si guarda attorno per intercettare l'ennesimo assist. 2004: ci prova con L'isola dei famosi, perché il suo motto, come lui stesso dice, è "lottare sempre". Ancora una volta, coglie l'occasione con gli stessi occhi da lemure sotto anfetamina con cui si avventava sui palloni vaganti ai Mondiali '90. Totò non si guarda indietro. (g.b.)
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