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l'intervista in esclusiva


Edward Bunker


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"Io mi siedo in prima fila": l'intervista

Gli ho chiesto quando preferisce essere chiamato, perché tra l'Italia e Los Angeles ci sono 9 ore di differenza e non vorrei disturbarlo. "Chiamami quando ti pare, tanto vado sempre a letto attorno alle 4 di notte; se sto bene, in genere faccio buone interviste, se no chi lo sa?"
Gli telefono quando a casa sua è mezzanotte e qualche minuto.


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Mr Bunker, in Italia esce adesso Little boy blue; le offro l'occasione di promuoverlo in 5 righe. Che cosa dice ai suoi potenziali lettori italiani?
E' un Huckleberry Finn moderno, un esempio per parlare di questi ragazzini che finiscono in carcere. Ce ne sono parecchi, penso sia così anche in Europa e un po' ovunque. E' un bel libro, secondo me. La prima volta che uscì, negli Stati Uniti, fu disarmante vedere come andò male. Mi spezzò il cuore.

Ma i suoi racconti sono solo la continuazione della sua esperienza personale oppure lei è proprio interessato al genere "crime novel" come autore?
Cane mangia cane non è la mia storia personale. E' basato su una storia vera che mi è stata raccontata... da qualcuno di quei ragazzi... hai presente? Io me ne stavo lì in disparte ad ascoltare. [ride, ndr]
Quando scrivo un libro, io mi siedo in prima fila e guardo lo spettacolo; no, no, no, io non c'entro. Ma tuttavia, perfino i libri di Dostoevskij in un certo senso sono autobiografici, perché lui aveva fatto proprio quelle esperienze. Io ho avuto successo così e non vedo nessun motivo per cambiare. Nessuno può scrivere di queste cose come posso farlo io, la gente si aspetta da me questo. E comunque non mi considero un autore di genere, uno scrittore di romanzi criminali.

A questo proposito, pensa che un autore debba misurarsi con i diversi generi oppure parlare delle cose interessanti che conosce più da vicino?
Dipende. Io non so molte cose se prima non le vivo. Stephen Crane ha scritto Il segno rosso del coraggio, cioè l'esperienza della battaglia, senza aver mai sentito fischiare un proiettile; alcuni fanno così. Altri invece sono costretti a fingere, perché non hanno nulla di cui scrivere. Poi c'è la gente che vive al massimo, come Hemingway, che scrive proprio di quello che fa.

E quali sono gli autori sui quali si è formato? Che rapporto hanno con la sua scrittura?
Oddio, ne ho letti tantissimi e ho imparato molto da ognuno di loro. Little boy blue, per esempio, ha molto a che fare con Alberto Moravia. Quell'uomo leggeva di dentro, sapeva che cosa succede nella testa della gente meglio di chiunque altro nel ventesimo secolo. Lui sì che mi ha influenzato molto.

Oltre a Moravia, conosce scrittori italiani del presente o del passato e ne ama qualcuno in particolare?
Moravia per il ventesimo secolo, poi mi ha colpito anche Tomasi di Lampedusa. Ce ne sono altri, anche se ho più familiarità con i francesi e i russi.

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