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Edward Bunker


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"Io mi siedo in prima fila": l'intervista

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Lei e James Ellroy; che rapporto c'è? Forse vi accomuna la sensazione di essere tra i pochi a poter scrivere davvero di crimine e perdizione, per esperienza diretta?
Beh, siamo tutti e due di Los Angeles. Io penso di essere stato uno dei modelli criminali a cui si è ispirato; ovviamente, non potrebbe essere il contrario. Ellroy è convinto di scrivere i migliori romanzi criminali e anche lui conosce la storia di Los Angeles. Siamo entrambi pratici del sottobosco criminale di Hollywood e Los Angeles, dagli anni quaranta in poi.

Ecco, ancora sul vostro rapporto: mentre la Los Angeles di Ellroy, almeno nel paesaggio, ha ancora qualche traccia di bellezza, la sua è un luogo deprimente e soffocante ovunque. Ama la sua città?
Oh, sì, io amavo questa città, era un paradiso quando ero ragazzo. E negli anni quaranta, quando in Europa c'era la guerra, chi scappava non andava a New York o nel Connecticut ma veniva qui. Hai presente? Billy Wilder, Christopher Isherwood e quelli come loro. Venivano a Santa Monica ed era un vero paradiso, c'erano solo un milione e mezzo di abitanti in tutta la California del sud. Riesci a immaginarti com'era bello? Adesso è sovraffollata, una città del terzo mondo. C'erano i trasporti pubblici più economici e migliori del mondo, ti portavano ovunque. Ora ci vogliono tre ore per andare da qualsiasi parte. Il mio primo suggerimento per chi viene a Los Angeles è "impara a guidare!". E' da sessant'anni che guido, io.

Cambiamo argomento. Lei sostiene spesso che il carcere non ha senso perché non recupera il detenuto, ma non è del tutto contrario alla pena di morte. Come fa coesistere queste due posizioni?
Ci sono degli individui così mostruosi, come Ted Bundy [un famoso serial killer, ndr], che ha ucciso ottanta, novanta giovani donne, studentesse, su e giù per il paese. Beh, con questa gente ti viene da dire "liberiamocene!". Ma il problema con la pena di morte è: in quali casi e a chi la dai? Quali sono i limiti? E' facile, quando hai a che fare con i mostri. Ma c'è stato un caso, qui in California, in cui un ragazzo ha tirato un pugno a un altro che è caduto e si è rotto la testa, erano in cella. Questo aveva una famiglia ricchissima che ha fatto fuoco e fiamme, così quello è finito nella camera a gas. Il problema è: chi può decidere?

E quindi, che ne pensa di Guantanamo [la prigione di massima sicurezza in cui vengono rinchiusi i presunti terroristi islamici, ndr]?
Ah, c'è qualcosa che non va in quel posto. Ti prendono e ti portano via, non puoi vedere nessuno, parlare con nessuno. D'altra parte l'11 settembre è stato una cosa incredibile, un attacco a tutti, alla civiltà. Era mattina e stavo facendomi il caffè, ho acceso la televisione e ho visto il secondo aereo. Che cosa puoi fare? Per me è una guerra culturale, una crociata. Vedi, io credo nella separazione tra stato e chiesa e quelli, se gli chiedi "cosa vuoi?", "cosa possiamo fare per voi?", non rispondono; vogliono convertirci ad Allah. Quando vedi la gente che sta male, muore nel sangue o di fame, pensi che non sia brutto come ai tempi della seconda guerra mondiale ma che sia comunque terribile. Allora io penso alla storia, penso ai romani che hanno fatto cose terribili ma anche cose fantastiche: il senato, le leggi, la letteratura. E poi l'impero britannico, anche lui responsabile di cose tremende ma che ha almeno impedito che le vedove indiane venissero messe al rogo insieme al cadavere del marito. Insomma, che cosa vuoi fare? Io non lo so.

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