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Parola di Cass
L'Intercity Firm dalla viva voce di uno dei suoi protagonisti


Il libro
Congratulazioni! Hai appena incontrato la I.C.F.
Questa è un' intervista strana, di quelle in cui chi scrive fa fatica a mantenere il distacco critico necessario. Fa niente, a questo si prova a sopperire con una maggiore conoscenza, forse passione, dell'argomento attorno a cui ruotano le domande.
E' un intervista a-morale, nel senso che si elimina ogni giudizio sulle parole dell'intervistato e si chiede implicitamente a chi legge di fare altrettanto: rimane solo il racconto.
I tifosi inglesi, non solo hooligans, sono da almeno venticinque anni un mito e un punto di riferimento per un'intera generazione di "ragazzi da stadio" di casa nostra. A cavallo tra anni Settanta e Ottanta non c'era Internet, non c'erano i voli low cost, le distanze erano ancora tali. Solo alcuni fortunati e intraprendenti amici, magari un po' più grandi, erano aggiornati in tempo reale su quello che succedeva a Londra e raccontavano di mode, vestiti, eventi, comportamenti e stili.
Arrivavano alcune immagini, il Liverpool che trionfa in Europa, poi il Nottingham Forest e l'Aston Villa, gradinate appiccicate al campo di gioco e una marea di teste, corpi schiacciati, che si muovono come le onde del mare: The Kop, la curva di Anfield Road (Liverpool) piuttosto che la Holte End di Birmingham. Cori che rimbombano, amplificati dalle volte di stadi già coperti, mani che battono il tempo all'unisono, dettando il ritmo del match molto meglio di chi sta facendo il regista in campo.
Ore a parlarne con gli amici, tentativi di imitazione ben prima che il mercato mettesse a disposizione un paio di anfibi Doc Marten's o un giubbotto bomber anche da noi. La periferia di Milano come l'East-side londinese, la tua curva come una qualsiasi End britannica, forse per sfuggire al mortificante conformismo un po' volgare di quegli anni Ottanta.
Vent'anni dopo basta una mail per entrare in contatto con uno dei protagonisti di quella stagione e scoprire che, tutto sommato, c'erano molte cose in comune anche se il mare ci divideva: soprattutto il gruppo, gli amici, quelli con cui ancora oggi ti basta un occhiata. Chi c'era se lo sceglieva, senza rimpianti. (g.b)


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Innanzitutto, vuoi spiegarci che cos'era e come nacque l'Intercity Firm?

L’Intercity Firm si formò e prese il suo nome alla fine degli anni Settanta, quando i tifosi del West Ham avevano già una notevole reputazione in fatto di risse. All’interno della firm di noi vecchi, quelli che avevano creato la fama dei West Ham, se ne stava formando una di gente più giovane. Noi non ci fidavamo molto di loro, così scelsero una partita per farci vedere chi fossero. A quei tempi a noi interessava, molto semplicemente, infiltrarci nelle tifoserie che giocavano in casa per provocare più casino possibile. Quella partita si giocava in casa dell’Aston Villa, che aveva una delle gradinate più grandi del paese, e noi volevamo conquistarla perché non ci eravamo mai riusciti. La giornata stava prendendo una piega inutile, perché il gruppo principale era stato intercettato dagli sbirri, ma non fu lo stesso per i giovani, che entrarono nella curva del Villa e fecero un bel macello. Ma non finì lì, perché quelli se ne tornarono anche a Londra prima di tutti noi, intrufolandosi nelle carrozze di prima classe dell’Intercity, e fecero a pezzi la banda del Millwall, a Euston, prima che noi arrivassimo. Questi ragazzotti cockney ci avevano fatto vedere chi erano e adesso volevano una loro identità. Così presero il nome del treno che li aveva portati in battaglia e diventarono l’ICF. In seguito, diverse bande si riunirono sotto l’”ombrello” dell’ICF. E furono nuove avventure.



Prima del tuo libro, ho letto Want some Aggro di Micky Smith. Mi sembra che alla sua epoca si trattasse di risse a base di calci e pugni, poi arrivate voi e spuntano le armi. Come si determinò questo cambiamento?  
Anche negli anni Settanta circolavano armi, come  coltelli, asce, monetine, bottiglie e freccette, ma lo scontro avveniva allo stadio; è difficile immaginare armi nel bel mezzo di uno stadio. Quando i numeri crebbero, lo scontro divenne senza quartiere e più gente cominciò a farne uso, per proteggersi. Negli anni Ottanta, gli scontri si allontanarono ancor di più dagli stadi e si trasferirono nei pub, in strada, posti dove eri più esposto. Inoltre bisognava fare in fretta, prima che arrivasse la polizia, così diventarono di moda armi che potevano essere nascoste e fatte sparire velocemente, pur facendo il massimo danno. Roba tipo gli spray all’ammoniaca e i coltelli a serramanico divennero molto popolari tra i casual, cioè la gente cresciuta con il chiodo fisso della violenza negli stadi.

Che cosa significa steaming in?
Steaming in è un termine degli anni Settanta che spiega il momento in cui ti scontri con i tuoi avversari. Quando vai nella gradinata avversaria con un grosso gruppo, ti scaraventi contro tutti quelli che non sono della tua squadra, si aprono grossi vuoti sugli spalti e chi becchi becchi.

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