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Il libro

Sergio Ramazzotti
Liberi di morire
Dentro la guerra sulle strade dell'Iraq
 
 
Sergio Ramazzotti, giornalista free-lance e scrittore, č nato a Milano nel 1965.
Č autore di oltre centocinquanta reportage apparsi sulle principali testate italiane. Nel 1996 ha pubblicato con Feltrinelli il bestseller Vado verso il capo, la cronaca di una traversata di tredicimila chilometri compiuta con i mezzi pubblici da Algeri a Cittą del Capo; seguito, nel 1999, da Carne verde, e, nel 2002, da La birra di Shaoshan.

Doveva essere un'operazione lampo, preventiva, chirurgica. Una tappa obbligata nella lotta al terrorismo, una guerra "giusta" per difendere l'Occidente e restituire dignitą e libertą agli Iracheni.
Ma la Baghdad neo-liberata in cui Sergio Ramazzotti arriva nell'aprile di quest'anno č lo specchio di un paese straziato, completamente allo sbando, lontano anni luce dalle scene di esultanza popolare coreografate dai marines e puntualmente riprese dalle TV di tutto il mondo.

Per raccontare il vero Iraq, Ramazzotti lascia la capitale e i colleghi asserragliati all'Hotel Palestina e parte, con il taccuino in tasca e la macchina fotografica a tracolla, per un viaggio che lo porterą fino a Karbala, passando per Tikrit, Samarra, Kirkuk, Mosul e Najaf.
Il risultato č un documento straordinario, un reportage "ad altezza d'uomo", traboccante di incontri, emozioni e storie palpabilmente, disperatamente reali.

Come quella della dottoressa Lilaq, annichilita di fronte al suo laboratorio distrutto, dove le fiale rotte disseminate per terra recano scritte terrificanti come "Antrace" e "HIV"; o di Ahmed, ragazzo appena adolescente traumatizzato dallo scoppio di una mina che minaccia di annientare la sua virilitą; o di Kharim, ex capitano di una squadra di calcio agli ordini diretti di Uday, spietato figlio maggiore di Saddam.
O come quella di Mohamed, regista televisivo curioso e pieno di risorse, che accompagna l'autore nel suo viaggio. Proprio la vicenda di Mohamed, che dall'esperienza uscirą trasformato e armato di kalashnikov, č la parabola del destino di un popolo a lungo oppresso e offeso, affacciato su un nuovo, agghiacciante baratro di violenza e di incertezza.




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