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Fragili desideri
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Guerra agli umani
Direttamente dal futuro, il primo romanzo della nuova civiltà troglodita. |
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Come si nutre un vero e radicale neo-troglodita? La frattura con il mondo "civilizzato" è così netta, oppure un supermercato a portata di mano può sempre fare comodo? E' possibile riprodurre nel mondo contemporaneo una certa cultura degli antichi nomadi raccoglitori? Ecco la scena in cui il protagonista del romanzo di Wu Ming 2 cerca di rispondere concretamente a queste assillanti domande. |
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Ho finito le sigarette. Ho pochissima marijuana. Ho cercato rifugio nel tè, ma alla terza boccata mi è venuto da vomitare. Forse non va aspirato. Le foglie di pruno non sono ancora secche. Bruciano male e fanno troppa puzza. La stagione dei funghetti è lontana come le rondini. Il sole della psilocibina è tramontato da un pezzo. Solo le otto del mattino e già una giornata disastrosa mi si spalanca di fronte. - Normale. I primi tempi sono sempre i più duri. Presto avrò le mie fave. Presto avrò ganja a sufficienza per alleviare le pene di Babilonia e ottenerne in cambio generose elargizioni. Patate. Tabacco. Pile per il walkman. Schiuma da barba. Poi le dolci carezze della civiltà troglodita convinceranno altri pionieri a unirsi al sottoscritto. Qualcuno coltiverà patate. Qualcuno tabacco. Altri ricaveranno schiuma da barba dalla spremitura del sambuco. Altri ancora inventeranno un generatore elettrico alimentato coi rospi. Per il momento, ci vuole pazienza. Nell'attesa, un pranzo sostanzioso e saporito potrebbe darmi conforto, convincermi a non mollare. - Melanzane sott'olio. Formaggio fresco. Pane di Altamura. Olive. Non si può dire che il sottoscritto abbia grosse pretese. L'esistenza conosce già i suoi fardelli, inutile appesantirla oltre il necessario. Lo stile di vita essenziale non è solo etica, estetica e balle varie. Risponde a un desiderio primario. Consumando più del dovuto, Babilonia consuma sé stessa e va incontro al suicidio. Il sottoscritto preferirebbe evitare. Problema: il sottoscritto non coltiva melanzane. Non è un esperto di produzione casearia. Sa confezionare un pane discreto solo se rifornito con gli ingredienti adeguati. Ulivi, da queste parti, non se ne sono mai visti. L'unica possibilità è una politica del desiderio priva di mediazioni. In una parola, rubare. Attività reietta nella maggior parte dei codici morali. Il che non spiega l'infatuazione di Geova per la figura del borsaiolo. Nei Vangeli, l'unico individuo a ricevere da Gesù in persona la promessa del Paradiso è un ladro. Ad altri dice cose meno impegnative, tipo la tua fede ti ha salvato, eccetera. Uno lo fa perfino resuscitare. Ma nessuno come Disma, il malfattore crocefisso. Ora: può pure darsi che Gesù, in quel frangente lì, non ci stesse tanto con la testa. Ecce homo, è comprensibile. Può essere che tra quelli che gli davano da bere l'aceto, quell'altro che lo insultava, e la gente sotto che faceva casino, sente questo che prende le sue parti senza neanche bisogno di un miracoluccio, e lo prende in simpatia, se ne frega che è un ladro e gli promette il paradiso. E ci sta pure che quello, essendo un ladro, si approfitta un po' della situazione, giusto per andarsene in bellezza, con l'ultimo furto, il migliore. La vita eterna. Sia come sia, la Chiesa non può permettersi tanti distinguo. Il capo ha disposto e non si discute. Bene. La Chiesa definisce "santi" tutti quegli individui che senz'altro si trovano in Paradiso. Molto bene. Che fine ha fatto Disma, il Santo Ladrone? Ci sono Santi Crociati, Santi Inquisitori, Santi come Paolo, un infiltrato dei servizi di Roma che lavorava pure per il Mossad. Ma l'unico nominato da Gesù in persona, non c'è. Un Santo Ladro? Per carità! Chiamiamolo 'buono' e tanti saluti. Giusto in Brasile gli hanno dedicato una chiesa, Sao Dimas si chiama, e sembra che da Roma non ci siano obiezioni. In fondo, non possono tirare troppo la corda. "Verrò come un ladro nella notte", non sono io ad averlo detto. E anche tutti quei pani, quei pesci…Se al posto degli evangelisti c'era un buon reporter, altro che miracolo. L'ipermercato di Betsàida svaligiato lo stesso giorno e nessuno che faccia due più due. Del resto, la grande distribuzione è un pozzo senza fondo di sperpero e scialo. Tonnellate di merci finiscono nelle discariche prima che chiunque le possa comprare. Cicoria e spinaci a marcire sugli scaffali. Formaggi ammuffiti. Legumi in scadenza. Sottrarre qualcosa allo spreco organizzato non mi pare un delitto. Al contrario. Forte di questa assoluzione, infilo lo zaino e scendo verso il paese con i Boredoms infilati nelle orecchie. Attraverso la radura dei ciclamini. Infilo il bosco di roverelle. Un sole freddo lampeggia tra i rami. Sbuco sul pascolo del borgo fantasma. Costeggio il frutteto. Voli di cornacchie si alzano dall'erba e dai mucchi di terra smossa dai cinghiali. Sul vecchio nespolo, foglie sempre più rosse, i frutti quasi maturi. Dal forno comune sbuca il muso di una volpe. Merde di capriolo circondano il lavatoio. Subito fuori dalla piazzetta, imbocco la scorciatoia che scende al Rio Conco. Seguo la valletta, attento a non scivolare sulle pietre umide, e raggiungo l'asfaltata un tornante sopra il ponte. Prima di ricevere il benvenuto a Castel Madero, comune d'Europa, comune denuclearizzato, gemellato con Erdekan (URSS), un cartello sottile mi indica la deviazione per il supermercato. Rispetto ai centri commerciali della stessa catena, questo è la versione bonsai. Dieci posti auto, sei minuscoli carrelli, tre vecchiette rinsecchite a zonzo tra due corsie. Giusto i prezzi non sono ristretti.
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