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1905-2005


Albert Einstein


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100 anni di relatività
Le miracolose visioni del genio della porta accanto

In occasione del centenario della pubblicazione della teoria della relatività ristretta di Albert Einstein l’ONU ha dichiarato il 2005 “Anno Mondiale della Fisica”. Un’occasione per riflettere sul contributo scientifico del grande fisico tedesco, ma anche sulla sua figura pubblica e la sua eredità intellettuale.

“Icona”, “mito”, “genio”: sono questi gli aggettivi solitamente utilizzati per descrivere Albert Einstein e la sua posizione non soltanto nel XX secolo, ma anche in tutta la storia della scienza e della cultura occidentale: qualcosa che va al di là del suo pur straordinario contributo al progresso scientifico e tecnologico.

Stiamo parlando dell’uomo che in un colpo solo ha rimesso in discussione tutti i principi legati ai concetti di “spazio”, “tempo”, “materia” e “causalità”.

Non a caso in questi giorni di celebrazioni si è parlato di lui come del più grande filosofo del ventesimo secolo (nel 2000 il Times lo ha nominato “personaggio del secolo”), la cui importanza sembra essere pari soltanto a quella di Sigmund Freud.

Nel 1905, quando pubblica cinque saggi che lo consegnano alla storia della fisica, non è più che un modesto impiegato all’Ufficio Brevetti di Berna alla ricerca di un dottorato all’Università di Zurigo. In questi suoi studi iniziali Einstein getta le basi di quelle che saranno le sue idee più rivoluzionarie: teoria dei quanti, teoria del moto browniano e, soprattutto, teoria della relatività.

A soli 25 anni il grande fisico tedesco di origini ebraiche ha davanti a sè una carriera prodigiosa che gli porterà la fama mondiale e il premio Nobel nel 1921 per i suoi studi sull’effetto fotoelettrico.

Ma Albert Einstein è stato anche un grande intellettuale dotato di un profondo spirito cititico ed autoironico che lo ha portato ad intrecciare rapporti con i più grandi uomini del suo tempo. Ha, infatti, relazioni  di stima ed amicizia con il grande filosofo indiano Tagore, con Charlie Chaplin, Thomas Mann, Sigmund Freud.

Utilizza tutti gli strumenti e le occasioni (riviste scientifiche come Science, giornali popolari come il Times ed occasioni pubbliche di vario genere) per partecipare ai dibattitti sui grandi temi del suo tempo non soltanto in materia di scienza. Sente che quello dello scenziato non è soltanto un mestiere, ma anche un ruolo, una funzione nel processo di crescita e di conoscenza della società civile.

Nell’ottobre del 1947 scrive alle Nazioni Unite le seguenti parole: “Siamo intrappolati in una situazione in cui la terribile insicurezza che regna nel nostro mondo minaccia oggi qualunque cittadino di qualunque paese, i suoi figli, e il suo lavoro di una vita. Il progresso dello sviluppo tecnologico non ha accresciuto la stabilità ed il benessere dell’umanità. A causa della nostra incapacità di risolvere il problema dell’organizzazione internazionale, esso ha di fatto acuito i pericoli che minacciano la pace e l’esistenza stessa dell’umanità”.

In queste parole che richiamano ad una maggiore responsabilità da parte delle Nazioni Unite nel creare un governo nelle politiche di ricerca scientifica e tecnologica c’è tutta l’immagine dell’uomo di scienza e del filosofo che crede in un’idea della scienza amica dell’uomo e che rispetto questo prova le stesse paure ed ha gli stessi dubbi dell’ “uomo della strada”.

La sua visione, la sua capacità di guardare oltre, la sua fiducia nell’importanza della ricerca e della comunicazione, l’attenzione per i problemi sociali, il suo dichiarato pacifismo, la sua attenzione alla questione ebraica, il suo coraggio nel prendere posizione senza scendere a compromessi e, perchè no, il suo senso dell’umorismo che lo ha aiutato ad affrontare la vita anche quando la vita si è fatta per lui difficile.

Sono questi gli elementi che fanno acquistare ad Albert Einstein una dimensione colpletamente umana e rivoluzionaria nel suo rapporto con la cultura di massa del XX secolo.  Einstein sa  che le grandi scoperte scientifiche contribuiranno al radicale cambiamento della vita quotidiana di tutti gli uomini e che il progresso tecnologico deve essere accampagnato da un profondo rispetto della natura umana.

Individua perciò, nella comunicazione la possibilità di sviluppo e di diffusione della conoscenza scientifica e tecnologica, attribuendo ad essa un ruolo decisivo nel miglioramento della vita di tutti gli uomini.

Come egli stesso afferma: “Il progresso della scienza presuppone la possibilità di comunicare senza alcuna restrizione tutti i risultati e tutti i punti di vista: questa libertà di comunicazione è indispensabile per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza scientifica”.

Ragionare in questi termini oggi si chiamerebbe “globalizzazione” dei saperi.

Per questi motivi l’anno mondiale della fisica non è soltanto una delle tante commemorazioni del mondo accademico e scientifico, ma anche il compleanno del genio della porta accanto.



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