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2004






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I 50 anni della Rai
La Rai nasce ufficialmente il 3 gennaio del 1954, ma i primi esperimenti televisivi in Italia risalgono addirittura al 1933

foto: Rai.it

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Inizialmente, la televisione viene vista solo in sei regioni (Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio) ma entro il ’61 raggiunge ben il 97% degli italiani. Nel ’65 gli abbonati sfondano il tetto dei sei milioni.

A quei tempi, la Rai viene pensata non solo come fenomeno di “intrattenimento” ma, dato l’alto tasso di analfabetismo ancora presente nel nostro Paese, come strumento di “educazione e informazione”: non a caso uno dei primi divi della tv è Giorgio Albertazzi che legge delle novelle, per non parlare di tutti gli attori (prestati dal teatro) che prendono parte a classici letterari come Delitto e Castigo, Orgoglio e Pregiudizio, L’Idiota, Piccolo Mondo Antico, ecc. In quegli anni pioneristici, anche per questioni di diritti, tira poco il Cinema (in tutto il ’59 passano solo 86 titoli) mentre la Lirica è presto abbandonata per motivi di acustica televisiva.

L’intrattenomento, comunque, inizia a mietere le prime vittime, dato che i programmi di maggiori successo sono Un, due e tre, con la coppia Tognazzi-Vianello, e il popolarissimo quiz Lascia o Raddoppia? (preso da un format francese), che lancia l’icona per antonomasia della nostra TV, alias Mike Bongiorno.
Nel ’61, il Primo canale viene affiancato dal Secondo (la futura Rai 2) che mira a valorizzare la “cinematografia televisiva” (antesignana dell’attuale fiction) producendo centinaia di spot artistici (la famosa serie Carosello, inauguarata nel ’57, arriverà a contare 1312 prodotti per un totale di 49 ore di trasmissione) e lanciando migliaia di sceneggiati (tra i più celebri I Promessi Sposi, I Miserabili, La Freccia Nera) presso il grosso pubblico che, nel 1975, arriverà a contare ben 115 film realizzati da "Mamma Rai".

Altri eventi epocali per la storia della tv restano anche la prima diretta oltreoceano con l’America (avvenuta nel ’62), la nascità dei grandi varietà (Studio Uno, Canzonissima, L’Amico Del Giaguaro, il Festival di Sanremo che dalla radio passa sul piccolo schermo, ecc.), la diffusione su vasta scala dello Sport (la finale della coppa Rimet ’70 tra Italia e Brasile fu vista da 28 milioni di spettatori) e, non ultima, la nascita della Terza Rete (per ragioni politiche) nel ’79.

L’epoca d’oro della Rai, infatti, termina proprio in quegli anni: la nascita massiccia delle tv private (nell' ’81 toccheranno quota 600), la rivalità con il gruppo Fininvest (Canale 5, Italia 1 e Rete 4) e l’introduzione del temibile Auditel (1987) fanno sì che il tutto si risolva in una corsa all’ultima risata (o lacrima), lasciando man mano perdere il gusto per la sperimentazione e la voglia di “fare cultura” come accadeva ai vecchi tempi. Nel 1987, manco a farlo apposta, il 90% della programmazione delle reti private è dedicata allo “spettacolo” (entertainment), e solo sette anni più tardi, Rai e Fininvest finiranno per proporre sostanzialmente un identico palinsesto. Quasi senza che qualcuno se ne accorgesse, era già nata la TV Moderna...



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