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| foto: Van Gogh, I mangiatori di patate |
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Grazie alle moderne tecniche di coltivazione e alla velocità dei trasporti, oggi possiamo mangiare fragole e ciliegie a natale o gustare melanzane e carciofi a febbraio. Il ciclo delle stagioni non è più un ostacolo e in ogni periodo dell’anno possiamo soddisfare il nostro palato con la frutta e la verdura che preferiamo.
Un tempo però le cose andavano diversamente. Dato che i rendimenti delle produzioni agricole erano bassi, che difficoltosa era la conservazione dei cibi e che i trasporti avvenivano in tempi molto lunghi, bastavano calamità naturali anche di debole intensità per danneggiare seriamente i raccolti. Piogge eccessive, inondazioni, siccità, terremoti, malattie delle piante o infestazioni di insetti erano spesso causa di carestie (dal latino carere che significa mancare). Inoltre, guerre, saccheggi, distruzione dei raccolti e abbandono della coltivazione nei campi contribuivano a determinare gravi carenze di cibo, con il conseguente aumento della mortalità e la diminuzione della natalità.
In Italia fu molto grave e intensa la carestia del 1346-1347, preludio della “peste nera” del 1348 che si diffuse rapidamente anche in Francia; l'Inghilterra visse un periodo di profonda depressione durante la guerra delle Due Rose (1455-1485); mentre in Germania la guerra dei Trent’anni (1618-1648) causò una forte crisi demografica e alimentare ; in genere tutta l’Europa fu frequentemente minacciata dallo spettro delle carestie almeno fino al XVII secolo, quando vennero importati dall’America due nuovi prodotti, il mais e la patata.
Essendo facili da coltivare, si diffusero rapidamente e divennero i principali alimenti della popolazione europea. Questo determinò però un’organizzazione agricola monocolturale che si rivelò molto pericolosa. L’eccessivo consumo di polenta, fatta con farina di mais, provocò la diffusione della pellagra, contrassegnata da diarrea, dermatite e demenza; invece una malattia che colpì i campi di patate irlandesi nel 1845 provocò una delle più devastanti carestie dell’epoca moderna, chiamata appunto Grande Carestia che provocò la morte per fame di 1.250.000 persone nell'arco di cinque anni e l'emigrazione di 6.000.000 di Irlandesi nei successivi sessant'anni.
In ogni caso, il granoturco e la patata contribuirono notevolmente al fabbisogno alimentare e furono alla base dell’esplosione demografica dei secoli XVIII e XIX, ponendo progressivamente fine alle carestie endemiche in Europa.
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