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2004






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L'emigrante di genio
Antonio Meucci, tecnologico, umanitario, derubato


Mondo mobile
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In cuor nostro ne siamo stati sempre profondamente convinti: il vero e unico inventore del telefono fu Antonio Meucci da Firenze.
Ne eravamo sicuri non tanto per orgoglio patriottico, quanto per una constatazione quasi antropologica: solo il genio italico poteva essere all’origine di quel cicaleccio che oggi, con la telefonia mobile, nel nostro Paese ci perseguita ovunque, in qualsiasi momento, senza tregua.

In realtà, dietro all’invenzione del telefono c’è la vicenda tragica e umanissima di un grande emigrante italiano.

Antonio Meucci nacque nel 1808 da famiglia modesta e, per campare, cominciò a vagare per il mondo non ancora trentenne, con la moglie Ester. Meccanico teatrale, cioè inventore di marchingegni, fu anche chimico dilettante e fervente mazziniano.
Un coacervo di genio tecnico e spirito umanitario.

Approdò all’Avana e aprì un piccolo laboratorio nel retro del Teatro dell’Opera, dove lavorava, per applicare le sue scoperte al benessere collettivo.
In particolare, Meucci cercava di curare la gente con l'elettromedicina.
Proprio durante una delle sue elettroterapie, scoprì casualmente la trasmissione della voce per via elettrica. In pratica, infilò un tetrodo di rame nella bocca di un paziente e gli lasciò l'altro nella mano. Quindi andò nella stanza vicina e attaccò i fili; uno all'apparecchio per l'elettroimpulso e l'altro sulla propria lingua, per meglio dosare la scossa. Quando Meucci diede l’impulso elettrico, il malato saltò sulla sedia e urlò. Meucci sentì sulla propria lingua le parole dell’altro (non ci è dato sapere quali).
Si poteva trasmettere la voce con un filo.

Un incendio distrusse il teatro e Meucci si trasferì a New York. Qui, sviluppò l’intuizione cubana e installò un collegamento telefonico tra i suoi laboratori e la stanza della moglie Ester, malata.

Troppo povero per permettersi di brevettare i risultati via via conseguiti, nel 1874 Meucci affidò i nuovi modelli al vicepresidente dell'American District Telegraph Co. di New York, Edward B. Grant. Costui ne intuì le potenzialità commerciali, ne affidò l’ulteriore sviluppo ad Alexander Graham Bell, e liquidò Meucci dicendogli che li aveva persi.
Nel 1876, i giornali di New York riportarono la notizia che Bell aveva inventato il telefono. Meucci gli fece causa e, nel 1887, un tribunale sospese per frode il brevetto di Bell. Ma Meucci non aveva più soldi per sostenere le sue cause, così non ottenne nessun beneficio.

Morì nel 1889, povero in canna.



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