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| Buffi, epici e molto molto umani
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Olimpiadi, non soltanto campionissimi. Tante storie, sia umane che sportive, rivelano un significato anche sociale e di costume dei Giochi, specchio dei tempi e palcoscenico che i tempi rivela. Storie anche bizzarre che strappano un sorriso un po' malinconico ai nostalgici dell'età epica dello sport.
Il nonno olimpionico - Stoccolma 1912 Oscar Swahn è stato il più vecchio vincitore di un oro olimpico. Nel 1912, il 64enne svedese salì sul gradino più alto del podio vincendo l’oro nel “tiro al cervo corrente”. Vinse anche un argento nel “tiro al cervo corrente (colpo doppio)” e nella gara a squadre.
Perfettamente stupido - Parigi 1924 Racconta William Van Dyke, il regista che scoprì Johnny Weissmuller e lo lanciò nel mondo dorato di Hollywood, dove divenne famoso per l’interpretazione di Tarzan: “Appena mi trovai di fronte a quel bellissimo gigante, notai che il suo viso aveva l’espressione più stupida che avessi mai visto. Compresi subito che si trattava del tipo ideale per interpretare il ruolo cinematografico di Tarzan”. Fu infatti un successo mondiale!
La cavallerizza sollevata - Helsinki 1952 L’amazzone danese Lis Hartel si aggiudicò l’argento nel dressage nell’edizione dei Giochi del 1952, disputati a Helsinki. Lis, che aveva sofferto di poliomielite, aveva le gambe paralizzate dal ginocchio in giù e per montare a cavallo doveva essere ogni volta issata dai giudici. Nonostante tutto, salì sul podio. Vinse un altro argento a Stoccolma nel 1956.
Sorelle? - Città del messico 1968 Erano tra le favorite le sorelle Irina e Tamara Press, già medaglie d’oro a Roma e Tokio, rispettivamente negli 80 m ostacoli e pentathlon la prima, nel lancio del disco e del peso la seconda. Ma a Città del Messico venne introdotto per la prima volta il test sul sesso, un’analisi della saliva, alla ricerca di un carattere genetico esclusivamente femminile. Le due sorelle diedero forfait. A dire il vero non erano mai sembrate troppo femminili. |
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