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Dal feuilleton alla soap opera
Le sorelle di Pamela
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Il romanzo è un genere letterario moderno, che nasce in Europa nel 1700, da subito legato alle sorti di una nuova classe, la borghesia. Il primo caso di best seller che si ricordi è Pamela (1740), il romanzo di Samuel Richardson tradotto nel giro di pochi anni in tutta Europa e diffuso anche oltreoceano. Si trattò di un successo meritato, se a distanza di tanti anni, nel gennaio 2004, la vicenda è arrivata più o meno intatta sui nostri teleschermi con la fortunata fiction Elisa di Rivombrosa. La regista Cinzia TH Torrini, infatti, non fa mistero di essersi liberamente ispirata al romanzo epistolare di Richardson per ideare i personaggi e le vicende che hanno appassionato 12 milioni di telespettatori italiani. |
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Come è stato possibile che le vicende di una giovane di umili origini, insidiata da un padrone verso cui prova un sentimento di amore-odio, abbiano potuto appassionare tanti lettori e telespettatori a distanza di più di due secoli? Il fatto è che certi schemi, personaggi e trame funzionano, passano di secolo in secolo attraverso generi nuovi e diversi, ma mantengono intatta la loro presa sul pubblico.
Il romanzo popolare, che nasce in Francia nel 1800, si diffonde attraverso pubblicazioni a puntate in appendice ai giornali (il cosiddetto feuilleton, da "feuille", foglio). Negli anni del regno di Luigi Filippo i romanzi d’appendice di Eugéne Sue e Alexandre Dumas incantano tutta la nazione, dai ministri agli analfabeti (che si facevano leggere la puntata). La pratica (si tratta di un vero e proprio mestiere, dalle regole ben precise) è diffussissima e anche grandi romanzieri come Victor Hugo e Honoré de Balzac scrivono i romanzi a puntate, in bilico tra letteratura ed evasione.
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Gli eroi e le eroine che frequentano i generi letterari popolari dell’Ottocento (di cui in Italia furono amati interpreti Francesco Mastriani, Carolina Invernizio ed Emilio Salgari), ricompaiono nei romanzi rosa e in quelli venati d’erotismo tanto diffusi in Italia negli anni Venti, per poi risbucare, con nuove vesti e atteggiamenti, nei fotoromanzi, nel cinema e nelle soap opera.
Ad accomunare il lettore di allora al telespettatore di oggi è il piacere provato nella lettura e nella visione. Lungi dal desiderare uno sforzo di comprensione o di sperimentare nuove esperienze estetiche, il lettore/spettatore si lascia andare a una pratica confortevole e un po’ passiva, quasi un vizio a cui non può fare a meno di tornare. Fantastica e si diverte senza stancarsi, perché ciò che gli viene proposto, nonostante i frequenti colpi di scena, è un "déjà vu": lei è dolce e virtuosa (a seconda dei tempi), lui coraggioso e a volte scapestrato, entrambi sono belli e ostacolati nel raggiungere il loro amore (si pensi al grande successo cinematografico di Love Story, film che si conclude sul tormentato connubio amore-morte).
Feuilleton, fiction e soap opera ci raggiungono e ci tengono avvinti proprio per la loro funzione consolatoria e di distensione. Oltre che a divertirci, consapevoli dei loro limiti e della loro missione.
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