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Lo scarafaggio che fece l'America
Valerio Evangelisti sempre più "nero"
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Dopo le vicende dell’inquisitore Eymerich e dello stregone-killer Pantera, Valerio Evangelisti ci prova con una storia noir, che più noir non si può. Noi saremo tutto copre l’arco dell’intera esistenza di una sottospecie di mafiosetto italoamericano, Eddie Florio. Segnatevi questo nome, perché stiamo parlando di qualcosa di più di un antieroe; e per questo motivo farà scuola. Eddie è una vera e propria provocazione per il lettore, che cerca motivi di identificazione fin dal primo paragrafo della prima pagina. Niente di tutto questo, spazzato via: Eddie è odioso, mediocre, vigliacco, Eddie non capisce gli altri e se stesso, non ha ideali, Eddie fa schifo, ma forse non merita neanche pulsioni così intense. E’ uno di quelli che, con la forza d’inerzia del proprio crudele egoismo, esercitato in penombra, hanno determinato la grande cesura della storia americana: anni Trenta, tutto poteva essere e invece tutto non fu. Attenzione è la nostra storia, ci dice Evangelisti, che colloca simbolicamente l’epilogo del suo romanzo a Seattle 1999. Eymerich tornerà, così ci ha assicurato, Pantera forse no, ma per adesso ci becchiamo Eddie Florio, attore non protagonista di un grande tradimento. Ma i filoni sommersi della storia americana riemergono sempre: We shall be all! No justice no peace!, gli slogan si inseguono e ci riempiono di speranza. Festival Noir 2004: esausto, dopo una giornata di chiacchiere sul suo libro e su quelli altrui, Valerio Evangelisti trova la forza di raccontarci Noi saremo tutto e la “sua” America. |
dicembre 2004 |
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“We have been naught we shall be all” Noi saremo tutto. E’ un verso dell’Internazionale nella versione dell’Industrial Workers of the World. “Noir working-class”. Ti piace come definizione?
Sì, mi piace come definizione, ma spero che non fondi un genere, si tratta di un esperimento a sé. Di sicuro, sono per una narrativa di genere che rifletta anche tematiche sociali o storiche di ampia portata, ma la definizione va bene per questo romanzo, in futuro preferisco cambiare
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Nel tuo romanzo si parla dei mitici portuali di Seattle. Ti ho già sentito parlarne altrove, è come se ti fossero girati e rigirati in testa a lungo. Vuoi raccontarci qualcosa di questa organizzazione che, pare strano, esiste proprio in America?
Esiste tutt’oggi un sindacato, il Sindacato internazionale dei portuali e dei magazzinieri, con sede centrale a San Francisco e filiali a Seattle e altrove. Ha le sue radici negli anni Trenta, quando a San Francisco ci fu uno sciopero di portata epocale, con diversi operai uccisi dalla polizia, e comunque una vittoria finale che riuscì a dare un ordine al lavoro precario. Questo sindacato è rimasto fedele al suo passato radicale. Ancora oggi fa scioperi con sindacati della Scandinavia, ha delle relazioni, e ogni suo sciopero tende a porre freni alla precarizzazione del lavoro. E’ stato agevole l’incontro tra no-global e sindacalisti della vecchia scuola, perché la globalizzazione investiva tutti
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La tua evoluzione, come scrittore “noir”, da Pantera a Eddie Florio: una dose in più di cinismo?
Sì, Pantera non è paragonabile a Eddie Florio, nel senso che Pantera è sostanzialmente un giustiziere, crudele a volte, capace di uccidere, però in nome della giustizia. Eddie Florio agisce in nome di niente, non ha ideali se non la propria affermazione e la propria supremazia. Lui detesta le cose grandi, per esempio i ponti che stanno costruendo, preferisce rimanere nell’ombra come un insetto che sta in agguato e mette le mani su quello che può servire al suo piacere, alla sua affermazione. Ma non ha alcun ideale, è completamente vuoto. Lui e Pantera non potrebbero fraternizzare neanche un momento, Pantera lo ucciderebbe immediatamente
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Infatti Eddie Florio non fa scattare nessun meccanismo di identificazione nel lettore. In qualche modo violi una delle regole-base del romanzo di successo. Quali pensi siano i punti di forza di Noi saremo tutto?
Il punto di forza è proprio questo. Il lettore non può identificarsi col personaggio, deve per forza identificarsi con qualcos’altro. Dato che non ci sono altri eroi, si identifica con due cose. Da un lato la classe operaia americana con le sue lotte, la sua evoluzione e il suo percorso di sofferenza, vittorie e sconfitte. D’altro lato un altro soggetto collettivo, le donne, che entrano ed escono dalla vicenda ogni volta che finiscono, e finiscono male, nelle mani di Florio. Ma sono quelle che poi lo sconfiggeranno perché lui non riesce a capirle, gli restano estranee. Io credo che alla fine il lettore intelligente smetta di cercare un eroe e capisca il senso. Se poi non è intelligente, può anche rimanere deluso
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