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Lo sostiene un articolo di Nature, che sintetizza gli esiti di una ricerca durata sette anni, condotta da 29 scienziati di sei Paesi diversi: gli uccelli riescono a fare cose che cani e ratti, giusto per fare due esempi, non si sognano neanche.
Come si è arrivati a questa conclusione? In Giappone, l'esperimento è consistito nel mostrare quadri di Picasso e Monet ai piccioni. Gli uccelli dovevano poi associare il nome del pittore al quadro appena visto, beccando i tasti di una particolare tastiera, dietro ricompensa di cibo. Ci hanno azzeccato quasi sempre.
Altrove è stato accertato che i corvi hanno imparato a lasciare le noci sulle strade per farle rompere dalle automobili di passaggio, mentre i pappagalli grigi africani non solo parlano, ma rivelano un certo sense of humor e inventano parole nuove.
Gli uccelli, in definitiva, si servono di utensili, cantano, imitano le parole umane e sanno far di conto.
Ma se tutti gli scienziati assicurano che "corvi e passeri hanno un comportamento intelligente come quello degli scimpanzè", all'interno del consorzio si distinguono due scuole di pensiero sul come e sul perché. Per alcuni, il cervello degli uccelli compie connessioni neuronali del tutto analoghe a quelle dei mammiferi, si è evoluto di pari passo. Per altri, l'evoluzione dei volatili è stata del tutto autonoma: hanno sviluppato una particolare parte dell'encefalo che nei mammiferi si è invece atrofizzata.
La ricerca apre la strada a sviluppi interessanti, perché sarà ora possibile studiare il cervello dei mammiferi e quello degli uccelli con un metodo comparativo. Non solo, il cervello dei mammiferi potrà probabilmente essere studiato grazie a quello degli uccelli. Come sostiene Peter Marler, dell'Università di California, "penso che gli uccelli sostituiranno le cavie nello studio della neuroanatomia funzionale" [la disciplina che studia la forma e la struttura delle varie regioni del sistema nervoso, per evidenziare l'interpenetrazione delle connessioni e delle funzioni, ndr].
Uccelli-umani, troppo umani? Sembrerebbe di sì, visto che grazie alla loro intelligenza, gli uccelli possono anche mentire. Erich Jarvis, della Duke University, rivela: "abbiamo insegnato ai piccioni particolari comportamenti, per ottenere cibo a favore di qualcun altro. Una femmina è arrivata, si è comportata come le avevamo insegnato e poi... si è mangiata la ricompensa al posto del compagno"... (g.b.)
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