Ha piovuto o è piovuto: qual è la forma corretta
La domanda “si dice ha piovuto o è piovuto?” sembra semplice, ma racchiude uno dei casi più sottili della grammatica italiana. Dietro a questa piccola esitazione si nasconde un intreccio di logiche grammaticali, sfumature semantiche e tradizioni linguistiche che raccontano la storia stessa dell’italiano.
Il verbo piovere appartiene a quella categoria particolare dei verbi meteorologici, usati per indicare fenomeni naturali come la pioggia, la neve o la grandine. È un verbo che, per sua natura, non ha un soggetto vero e proprio. Eppure, nel corso del tempo, la lingua gli ha attribuito una flessibilità sorprendente, permettendogli di usare due ausiliari diversi: essere e avere.
- Origine grammaticale e regole d’uso
- Le varianti e la tradizione letteraria
- Evoluzione linguistica e registro
- Curiosità e note lessicali
Origine grammaticale e regole d’uso
L’Accademia della Crusca, massima autorità sulla lingua italiana, spiega che il verbo piovere, quando è usato in senso impersonale, cioè per indicare la semplice caduta della pioggia dal cielo, può formare i tempi composti sia con l’ausiliare essere che con avere.
Sono dunque entrambe corrette frasi come:
È piovuto per ore senza interruzione
Ha piovuto per ore senza interruzione
In questi casi il verbo è impersonale: non ha un soggetto e si limita a descrivere un evento atmosferico. La scelta dell’ausiliare non modifica il significato e può dipendere da preferenze regionali o dal registro stilistico.
Quando invece piovere è usato in senso figurato o personale, cioè non per descrivere un fenomeno meteorologico ma un evento improvviso, un arrivo inatteso o una serie di azioni abbondanti, l’unico ausiliare corretto è essere.
Esempi:
Sono piovute richieste di chiarimento da ogni parte
Mi sono piovuti addosso nuovi incarichi
In questi casi il verbo ha un soggetto espresso (richieste, incarichi) e non è più impersonale. Per questo motivo, la forma con essere è l’unica ammessa.
Le varianti e la tradizione letteraria
Fin dalle origini dell’italiano, entrambe le forme sono state utilizzate e documentate. Nei testi medievali si trovano esempi di è piovuto anche in senso meteorologico, spesso per ragioni metriche o stilistiche. Con il passare dei secoli, però, la forma ha piovuto si è imposta come quella più frequente nella lingua comune.
Autori di epoche diverse hanno scelto l’una o l’altra costruzione secondo tono e contesto. Nella lingua letteraria, è piovuto conserva un valore espressivo, spesso legato alla personificazione della pioggia o alla ricerca di un ritmo più naturale. Nell’uso quotidiano, invece, ha piovuto è percepito come la variante più neutra e regolare.
Si può dire dunque che la lingua, pur avendo codificato la doppia possibilità, abbia distribuito le due forme secondo il registro: ha piovuto appartiene all’uso standard e informativo, è piovuto a quello evocativo e poetico.
Evoluzione linguistica e registro
Il latino pluere, da cui deriva piovere, era un verbo intransitivo e impersonale che non prevedeva ausiliari. Con l’evoluzione verso le lingue romanze, e in particolare nell’italiano, si è resa necessaria la scelta di un ausiliare nei tempi composti.
Nei secoli, la coesistenza dei due ausiliari è diventata una caratteristica stabile del verbo. La lingua italiana, infatti, distingue l’uso impersonale, in cui sono ammesse entrambe le forme, da quello personale o figurato, in cui l’unica forma corretta è quella con essere.
La distribuzione attuale rispecchia una tendenza generale dell’italiano: i verbi che esprimono un movimento o un cambiamento di stato prediligono essere, mentre quelli che descrivono azioni neutre o fenomeni senza soggetto ricorrono a avere. Piovere si colloca esattamente tra i due poli, e per questo mantiene una duplice possibilità.
Curiosità e note lessicali
Il verbo piovere ha conosciuto nel tempo una grande varietà di usi figurati. Si dice sono piovute offerte di collaborazione, sono piovute telefonate, mi sono piovuti complimenti, e in tutti questi casi l’unico ausiliare possibile è essere, poiché il verbo non indica più un fenomeno naturale ma un evento che coinvolge un soggetto espresso.
Nel linguaggio comune, inoltre, piovuto ha assunto valore aggettivale, come in una fortuna piovuta dal cielo, un’occasione piovuta all’improvviso, una soluzione piovuta senza sforzo. L’immagine della pioggia diventa metafora della casualità, del dono inatteso, dell’imprevisto che arriva senza preavviso.
Curioso è anche l’uso arcaico, oggi raro, in cui piovere poteva essere transitivo nel significato di “far cadere la pioggia o qualcosa dall’alto”. È un valore attestato in alcuni testi antichi, dove si legge, ad esempio, di un dio che “piove benedizioni” o di un personaggio che “piove castighi sugli uomini”.