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Cosa significa overtourism e cos'è

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REDAZIONE

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Negli ultimi anni il termine overtourism è diventato una parola chiave nel dibattito sul turismo contemporaneo. Indica una realtà complessa e sempre più evidente: quella delle città e dei luoghi turistici che soffocano sotto il peso di un’eccessiva presenza di visitatori. Ma overtourism non è solo una questione di numeri. È un fenomeno culturale, economico e sociale che mette in discussione il modo in cui viaggiamo e viviamo i luoghi.

Il significato di “overtourism”

La parola overtourism nasce in inglese, dall’unione di over (“troppo”) e tourism (“turismo”), e si traduce letteralmente come “troppo turismo” o “sovraturismo”.

Il termine è apparso per la prima volta a metà degli anni Duemila, ma si è diffuso soprattutto dopo il 2017, quando l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) lo ha inserito nei propri rapporti per descrivere una situazione sempre più frequente: luoghi famosi invasi da flussi turistici al di sopra della loro capacità di sostenibilità.

L’overtourism si verifica quando la presenza di turisti in un’area diventa eccessiva rispetto alle risorse disponibili, compromettendo la qualità della vita dei residenti, l’ambiente e la stessa esperienza dei visitatori.

Quando nasce il fenomeno

Il fenomeno dell’overtourism è il risultato di diversi fattori che si sono intensificati negli ultimi decenni.
La globalizzazione, la crescita economica, il basso costo dei voli e la diffusione delle piattaforme digitali come Airbnb, Booking e social network hanno reso i viaggi più accessibili e hanno trasformato il turismo in un fenomeno di massa planetario.

Le destinazioni più iconiche — Venezia, Barcellona, Firenze, Amsterdam, Dubrovnik, Santorini — si sono trovate ad accogliere numeri di turisti superiori alla loro capacità infrastrutturale. Ciò ha portato a un impatto diretto non solo sui luoghi, ma anche sulle comunità locali, spesso costrette a cambiare abitudini, prezzi e spazi di vita.

Le cause dell’overtourism

Le cause dell’overtourism sono molteplici e si intrecciano tra loro.

La principale è la concentrazione dei flussi turistici in pochi luoghi e periodi dell’anno, spesso spinta da algoritmi, pubblicità e immagini virali. Le persone desiderano visitare gli stessi luoghi “da cartolina”, creando un effetto imitativo e una pressione costante su determinate destinazioni.

A questo si aggiunge la mancanza di politiche di gestione sostenibile del turismo in molte città, che hanno favorito la crescita economica immediata senza pianificare limiti o alternative. Infine, il turismo digitale e i social media hanno amplificato il fenomeno: l’immagine di un luogo “instagrammabile” diventa rapidamente virale, attirando migliaia di visitatori in tempi brevissimi.

Le conseguenze del sovraturismo

L’overtourism ha effetti visibili e profondi, sia sull’ambiente che sulla società. Le città d’arte e le località turistiche più frequentate subiscono danni ambientali, aumento dei prezzi, perdita di identità locale e deterioramento del patrimonio culturale.

Gli abitanti spesso abbandonano i centri storici a causa del costo crescente degli affitti e del turismo mordi e fuggi, mentre le attività tradizionali vengono sostituite da negozi e servizi pensati solo per i visitatori.

Anche l’esperienza del turista ne risente: file interminabili, luoghi sovraffollati, qualità scadente dei servizi. Il paradosso è che il turismo, nato come desiderio di scoperta e conoscenza, rischia di annullare proprio ciò che lo rende prezioso: l’autenticità dei luoghi.

Le soluzioni possibili

Contrastare l’overtourism non significa scoraggiare il turismo, ma ripensarlo in chiave sostenibile.
Le strategie più efficaci sono la diversificazione delle mete, la promozione dei periodi di bassa stagione, il numero chiuso nei siti più fragili, l’uso consapevole delle piattaforme digitali e una maggiore educazione del turista.

Molte città stanno già adottando politiche innovative: Venezia ha introdotto contributi di accesso per i visitatori giornalieri, Barcellona limita le licenze per gli alloggi turistici, Amsterdam promuove la scoperta di quartieri meno centrali. L’obiettivo non è vietare, ma riequilibrare.

Un nuovo modo di viaggiare

Parlare di overtourism oggi significa anche interrogarsi sul senso del viaggio. L’idea di turismo sta cambiando: sempre più persone cercano esperienze autentiche, lente e rispettose dell’ambiente. In risposta al sovraturismo è nato il concetto opposto, undertourism, o turismo responsabile, che invita a esplorare luoghi meno conosciuti e a vivere i territori in modo sostenibile.

La sfida del futuro è trovare un equilibrio tra libertà di viaggiare e tutela dei luoghi: un turismo che arricchisca chi parte senza impoverire chi resta.