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Quando è corretto dire buon pomeriggio

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Salutare è un gesto quotidiano che accompagna ogni momento della giornata e che, pur nella sua semplicità, riflette le abitudini, la cultura e la sensibilità linguistica di un popolo. Tra le varie formule del saluto italiano, “buon pomeriggio” è forse una delle meno usate nella lingua parlata, ma non per questo priva di valore. Esprime educazione, cortesia e rispetto, ed è una forma che si colloca tra il “buongiorno” e il “buonasera”, segnando la transizione tra le ore centrali e quelle più calme della giornata.

L’origine di “Buon pomeriggio”

L’espressione “buon pomeriggio” nasce come formula augurale analoga a buongiorno e buonasera: un augurio di trascorrere in modo piacevole una determinata parte del giorno. Dal punto di vista etimologico, la parola pomeriggio deriva dal latino post meridiem, cioè “dopo il meriggio”, il momento in cui il sole si trova nel punto più alto del cielo.

Nel linguaggio italiano, il termine cominciò a diffondersi tra il XVI e il XVII secolo, quando la lingua si arricchì di forme che segmentavano la giornata in modo più preciso. Da allora, dire “buon pomeriggio” è diventato un modo educato per riconoscere la parte della giornata che segue il pranzo e precede la sera.

Storicamente, la formula ha avuto una maggiore diffusione nella lingua scritta e formale – lettere, documenti ufficiali, corrispondenza diplomatica – rispetto al linguaggio parlato, dove è rimasta più rara. Oggi mantiene una sfumatura di cortesia elegante e leggermente distante, spesso legata a contesti professionali o cerimoniosi.

Quando si dice “Buon pomeriggio”

Stabilire con precisione quando dire “buon pomeriggio” non è sempre facile, perché dipende dalle convenzioni sociali e dalle abitudini linguistiche delle diverse regioni italiane. In linea generale, il pomeriggio inizia dopo il pranzo, quindi verso le 13, e termina intorno alle 17 o 18, quando comincia a essere più naturale salutare con “buonasera”.

Si può dire “buon pomeriggio”:

  • All’inizio di un incontro, per salutare con garbo in orari intermedi tra mattina e sera
    Esempio: “Buon pomeriggio, signora Rossi, come sta?”
  • Durante un evento o una conversazione formale, come introduzione rispettosa
    Esempio: “Buon pomeriggio a tutti e benvenuti alla conferenza”
  • In modo neutro e professionale, nelle e-mail o nelle comunicazioni di lavoro
    Esempio: “Buon pomeriggio, le invio in allegato i documenti richiesti”

Nella lingua parlata quotidiana, tuttavia, molti italiani tendono a preferire “buongiorno” fino al tardo pomeriggio e a passare direttamente a “buonasera” quando la luce comincia a calare. “Buon pomeriggio” resta dunque una formula corretta ma meno spontanea, più usata in contesti formali o nel linguaggio scritto.

Forme alternative a “Buon pomeriggio”

Esistono diverse alternative a “buon pomeriggio” che variano in base al tono, al contesto e al grado di formalità:

  • “Buongiorno”: la forma più neutra e versatile, utilizzata spesso anche fino alle 17 o 18. È percepita come più naturale nel parlato quotidiano.
  • Buonasera: sostituisce “buon pomeriggio” quando il pomeriggio è ormai avanzato o quando la luce si affievolisce.
  • “Ciao”: informale e amichevole, adatto a rapporti di confidenza in qualsiasi momento della giornata.
  • “Salve”: una formula di cortesia intermedia, utilizzabile anche nel pomeriggio, né troppo formale né troppo familiare.
  • “Buona giornata”: usata come saluto di congedo durante il pomeriggio, per augurare che il resto del giorno sia piacevole.