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Neo laureati al lavoro iStock

7 neolaureati su 10 lasciano l'Italia per stipendi troppo bassi

Un'indagine ha svelato per quale motivo i giovani sono più propensi a lasciare l'Italia per provare a iniziare una carriera all'estero: ecco i dati

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Per quale motivo tantissimi talenti se ne vanno dal nostro Paese dopo aver conseguito la laurea? I dati parlano chiaro: 7 neolaureati su 10 lasciano l’Italia perché gli stipendi troppo bassi. Ci sono anche altri fattori che li spingono a fare le valigie per provare a fare carriera all’estero, dove magari il loro talento potrà essere preso in considerazione e valorizzato, visto che in patria questo non avviene.

Perché i giovani laureati lasciano l’Italia

A svelare questa situazione è stata la seconda edizione della ricerca sul rapporto tra giovani, talento e mondo del lavoro dell’ING People Insights Lab, realizzata da ING Italia in collaborazione con YouGov. L’indagine ha coinvolto 411 giovani tra i 20 e i 30 anni laureati negli ultimi due anni.

Per il 70% degli intervistati in Italia il talento non viene adeguatamente riconosciuto. Sono tre i fattori che secondo i neolaureati potrebbero far capire che la loro professionalità è valorizzata: riconoscimento economico adeguato (56%), opportunità di crescita professionale (53%), work-life balance, flessibilità e smart working (48%). Quest’ultima voce è importante per chi ha già fatto uno stage subito dopo la laurea (53%), mentre per le donne è maggiormente prioritario avere opportunità di crescita (63%).

Quando si tratta di scegliere se rimanere in Italia o andare all’estero, per il 62% degli intervistati lo stipendio è il fattore più importante. A seguire troviamo possibilità di assunzione (40%) e le opportunità di apprendimento e formazione (35%). Chi ha già fatto uno stage, invece, ritiene che nella scelta entrino in gioco anche altri fattori, come la flessibilità dell’orario di lavoro (32%) e la possibilità di ricorrere allo smart working (27%).

Quanto contano le esperienze di stage a inizio carriera

La survey ha anche svelato che per i giovani fare stage è fondamentale. La metà degli intervistati ha effettuato un’esperienza di questo genere negli ultimi tre anni. Per il 50% è importante per acquisire competenze relazionali e per imparare a lavorare in squadra. Inoltre, sempre per 1 neolaureato su 2 è prezioso per le competenze tecniche ottenute.

Sempre in merito a questo campione di giovani che ha partecipato uno stage, si evidenzia che 6 neolaureati su 10 hanno ottenuto un compenso per il lavoro svolto, con una media di 607 euro mensili (lievemente più alta rispetto all’anno precedente, quando era di 565 euro). Solamente il 14% ha guadagnato più di 800 euro al mese (anche questo dato è in crescita rispetto al 2025, con un incremento del 9%).

Il 38% degli intervistati, però, non ha aspettative o ne ha ma molto basse in merito alla possibilità di avere un’offerta di lavoro dopo uno stage. Solo 1 su 4 pensa che un’esperienza di questo tipo possa trasformarsi in Italia in un lavoro stabile: a crederlo sono soprattutto coloro che hanno conseguito una laurea tecnico scientifica (36%) e hanno svolto uno stage retribuito (37%).

I fattori che spingono un neolaureato ad accettare o meno uno stage sono principalmente tre: le opportunità di apprendimento e formazione (55%), la possibilità di assunzione (48%) e l’ammontare del rimborso spese (47%). Circa il 50% ha rifiutato una proposta e la ragione principale per il 36% di loro è stata un rimborso spese troppo basso.