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Ragazzo con un coltello a scuola iStock

87mila studenti hanno usato un coltello a scuola nel 2025: i dati

Lo studio Espad dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha svelato quanti ragazzi hanno usato un'arma a scuola: i dati sono allarmanti

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Dopo la tragedia avvenuta in una scuola a La Spezia, dove un ragazzo di 18 anni ha perso la vita dopo essere stato accoltellato da un compagno di scuola di 19 anni, il nostro Paese è tornato a riflettere sulla violenza di giovani e giovanissimi. Uno studio ha svelato che nel 2025 ben 87mila studenti si sono presentati a scuola con un coltello, usandolo per intimidire o colpire. I dati choc sulla violenza sono uno spunto di riflessione per una situazione che non si può più sottovalutare.

Quanti ragazzi portano il coltello a scuola

Lo studio Espad dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, ha coinvolto 17mila giovani provenienti da tutta Italia. I ricercatori hanno raccolto delle informazioni sull’abuso di sostanze, ma anche su alcuni comportamenti potenzialmente a rischio.

Non sappiamo con esattezza quanti ragazzi e ragazze portino con sé un coltello in tasca, ma sappiamo quanti hanno usato quest’arma per minacciare e ferire qualcuno. Come è successo a La Spezia, dove uno studente è morto per le ferite riportate dopo un’aggressione subita.

Sono circa 87mila gli studenti con età compresa tra i 15 e i 19 anni che nel 2025 hanno utilizzato coltelli e altre armi “per ottenere qualcosa da qualcuno”. Si tratta del il 3,5% dei 2,5 milioni di ragazzi e ragazze iscritti alle scuole superiori in Italia. Nel 2018 gli studenti erano di più e la percentuale era dell’1,4%. Tra le Regioni dove si usano di più le armi ci sono il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, l’Umbria e la Liguria.

I dati sulla violenza degli studenti a scuola

La ricerca condotta ha svelato anche dati preoccupanti sulla violenza a scuola. Il 5% degli intervistati ha rivelato di aver fatto “seriamente male a qualcuno”: sono 125mila persone (la percentuale era del 4% nel 2018). Il 3,6% degli intervistati ha svelato che nell’ultimo anno ha colpito un insegnante, una quota tripla rispetto al 2018. Sono in aumento anche gli atti di cyberbullismo (dal 16,6% al 30%). Stabili, invece, i danneggiamenti a beni pubblici e in calo la partecipazione a risse. Gli episodi che coinvolgono le studentesse sono in crescita, anche se comunque sono inferiori rispetto agli atti di violenza compiuti dai maschi.

Il 3,6% degli studenti con ottimo rendimento ha confessato di aver fatto male a qualcuno, mentre il 3,1% di aver usato un’arma per avere qualcosa. Le percentuali salgono rispettivamente al 13,5% e al 10% tra gli alunni con rendimento insufficiente. Droghe e sostanze potrebbero essere alla base di comportamenti violenti: tra chi ha confessato di essersi ubriacato nell’ultimo mese, la percentuale di chi ha usato violenza ai danni di qualcuno è del 9%, doppia rispetto a chi non ha bevuto, mentre l’uso di un’arma è pari al 6,9%, contro il 2,9% di chi non si è ubriacato. Il consumo di droghe, invece, triplica il dato.

Anche l’utilizzo a rischio di internet e aver compiuto atti di cyberbullismo aumentano la violenza offline, con dati fino a quattro volte superiori. I livelli di violenza sono anche più alti quando si hanno rapporti con i genitori o amici conflittuali o assenti. L’uso delle armi vede percentuali simili intorno al 10% tra ragazzi provenienti da famiglie con redditi molto al di sotto o superiori a quelli medi.

Da cosa derivano i comportamenti violenti dei più giovani

Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Istituto del Cnr di Pisa, autrice di Espad, ha spiegato a La Repubblica che “i gesti violenti emergono più facilmente quando si accumulano fragilità scolastiche, familiari e relazionali. È lì che si gioca la partita della prevenzione“. L’esperta ha osservato che “i numeri vanno letti come etichette, ma come segnali di contesto”: bisogna capire quali sono quelle condizioni che, intrecciandosi, si rafforzano a vicenda dando luogo ad episodi di violenza.

La ricercatrice ha concluso sottolineando che le relazioni sono fondamentali: “Sapere che i genitori pongono regole chiare e si interessano alla vita quotidiana dei figli rappresenta un potente fattore di protezione”. A colpire da questa analisi è “come la qualità delle relazioni pesi quanto, se non più, delle condizioni economiche”.

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