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A che età si va via da casa dei genitori in Italia e all’estero iStock

A che età si va via da casa dei genitori in Italia (e all’estero)

In Italia l’età media in cui si lascia la casa di famiglia è di circa 30,2 anni, tra le più alte dell’Unione Europea secondo i dati Eurostat

3 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Spesso i giovani italiani vengono definiti "bamboccioni" un termine sgradevole attribuito ai ragazzi che restano a vivere a casa con i genitori ma che non tiene conto delle difficoltà che neodiplomati o neolaureati affrontano prima di trovare una stabilità economica che gli permetta di mantenersi autonomamente fuori dall’abitazione di famiglia. I dati Eurostat mostrano infatti un divario tra l’età media in cui i giovani europei escono dal nucleo familiare rispetto agli italiani.

Quando i giovani vanno via di casa

Secondo i dati Eurostat sul 2025, in Italia l’età media in cui si lascia la casa di famiglia è di circa 30,2 anni. Il dato è tra i più alti dell’Unione Europea, in linea con il divario che si nota tra Nord e Sud del Vecchio Continente.

Nell’Ue, infatti, l’età media in cui i giovani lasciano la casa dei genitori è stabile da alcuni anni e si aggira intorno ai 26 anni. Tra i paesi settentrionali e quelli meridionali del continente, però, il divario arriva a toccare i dieci anni.

Il dato riporta al centro il peso di fattori economici e sociali come l’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, insieme alle difficoltà di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, che può rendere più complicato conquistare l’indipendenza abitativa.

Tornano ai dati dei differenti Paesi, in Italia, i giovani lasciano l’abitazione dei genitori a 30,2 anni, quasi quattro in più dei coetanei europei. Nel 2021, il dato era sceso al di sotto dei 30 anni: 29,9. E nel 2010 eravamo a 29,7 anni.

I giovani francesi si rendono autonomi invece all’età media di 23,8 anni e i tedeschi 24,1 anni. Il confronto con i ragazzi dei paesi scandinavi è impietoso: in Danimarca l’età si abbassa a 21,8 anni, in Svezia a 23,1 anni e in Norvegia a 22,9 anni. Ma è la Finlandia a detenere, nel 2025, il record: 21,3 anni.

Insieme all’Italia, anche Spagna, Croazia, Grecia e Slovacchia hanno un’età media di uscita dalla famiglia superiore alla media europea.

Cosa ritarda l’uscita da casa dei genitori

A pensare sul ritardo nell’uscita dalla casa dei genitori è il contesto caratterizzato da una più bassa occupazione giovanile.

Nei Paesi in cui i giovani tendono a lasciare la famiglia più tardi, tra cui Grecia, Croazia, Spagna e Italia, il tasso di occupazione giovanile è infatti inferiore alla media europea.

Dalla Commissione europea osservano che "nella maggior parte dei paesi dove l’età in cui i giovani lasciano la casa genitoriale è inferiore alla media UE, il tasso di occupazione per i 20-29enni è superiore alla media UE. Nel 2025 il tasso di occupazione nell’UE tra i giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni era del 65,5%".

Ma in Italia, penultimo paese prima della Bosnia-Erzegovina, il tasso di occupazione giovanile si ferma al 47,6%, diciotto punti in meno della media europea e 30 punti in meno della Germania. Numeri che evidenziano bene quanto l’accesso al mondo del lavoro sia uno dei principali elementi che incidono sulla possibilità di raggiungere una piena autonomia economica e quindi di potersi permettere l’affitto e il mantenimento di un’abitazione e delle spese quotidiane per il proprio sostentamento.