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Il professor Roberto Burioni Ipa

Accesso libero a Medicina, Burioni: "Disastro da non ripetere"

Il professor Roberto Burioni è tornato a riflettere sull’accesso libero a Medicina, dopo la riforma che la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha fortemente voluto, per superare il vecchio numero chiuso. Il medico e docente universitario sui suoi canali social ha condiviso un’intervista al Magnifico Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Enrico Gherlone, spiegando che il disastro avvenuto nel primo anno di semestre filtro a Medicina non deve più ripetersi.

Prof Burioni e le critiche all’accesso libero a Medicina

Il professor Roberto Burioni su Facebook ha riportato le parole del Magnifico Rettore Prof. Enrico Gherlone, che ha scritto un articolo sul tema della riforma dell’accesso alla facoltà di Medicina in Italia, con l’introduzione del semestre filtro. Il virologo pesarese, riportando le riflessioni del Professore Ordinario di Malattie Odontostomatologiche, ha spiegato "come l’insegnamento della medicina non sia solo una questione di numeri, ma soprattutto di qualità",

Roberto Burioni ha anche aggiunto che il Rettore dell’Università in cui lui stesso insegna, come Professore Ordinario microbiologia e virologia, ha ricordato "che l’accesso libero alla facoltà di Medicina era un autentico disastro, un errore da non ripetersi", perché "non servono solo più medici, servono soprattutto medici più bravi

La sfida della riforma di Medicina secondo il rettore Gherlone

Il Magnifico Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Enrico Gherlone, in un lungo articolo pubblicato su Quotidiano Sanità è voluto intervenire sul dibattito relativo all’accesso agli studi di Medicina. Secondo lui "c’è un rischio che dobbiamo evitare: ridurre tutto a una questione di numeri. Certo, il Paese ha bisogno di più medici. Ma la vera domanda non è soltanto quanti medici formare. È soprattutto quale qualità di medici vogliamo formare per la sanità dei prossimi decenni".

Il Rettore ha ricordato che "quando l’accesso alle facoltà di medicina era completamente libero e privo di programmazione, la qualità della formazione dipendeva in larga misura dall’iniziativa e dall’intraprendenza del singolo studente". C’erano studenti che si impegnavano e frequentavano i reparti, "ma non era raro che uno studente potesse arrivare alla laurea senza aver mai realmente seguito un paziente o partecipato in modo diretto alla vita di un reparto".

Secondo Gherlone una riforma non può "esaurirsi in un semplice aumento dei numeri. La vera sfida è un’altra: formare più medici senza rinunciare alla qualità della loro preparazione". Oggi, infatti, la medicina "richiede professionisti sempre più competenti,". Se si vogliono aumentare gli accessi, si deve anche rafforzare la rete formativa, investendo "nel capitale umano delle università".

Non bisogna dimenticare che le aule universitarie da sole non bastano a formare i dottori, perché "la medicina si apprende, da sempre, anche nel letto del malato", attraverso il contatto con i pazienti, la partecipazione alla vita dei reparti, l’osservazione del lavoro dei medici più esperti. "Per questo motivo è fondamentale che le università rafforzino ulteriormente la loro collaborazione con gli ospedali e con l’intero sistema sanitario", ha spiegato Gherlone.

Gherlone ha sottolineato che "la laurea in medicina è diventata una laurea abilitante e questo comporta una responsabilità molto più chiara per le università: garantire che ogni laureato possieda competenze cliniche reali e verificabili". Perché "il fine ultimo è uno soltanto: la tutela della salute dei pazienti".

A conclusione del suo intervento, il Rettore ha ribadito che "l’aumento dei posti in medicina deve andare di pari passo con un investimento nella qualità della rete formativa: università, ospedali, docenti, tutor infrastrutture didattiche e tecnologiche".