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Università degli Studi di Torino iStock

All'Università di Torino Primo Levi è un caso: cos'è successo

All'Università degli studi di Torino è esploso un caso che riguarda Primo Levi e la scelta di "utilizzare" lo scrittore come testimonial dell'ateneo

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Sono piovute polemiche sulla nuova pubblicità realizzata dall’Università degli Studi di Torino: è esploso un caso che riguarda lo scrittore Primo Levi, "utilizzato" come testimonial in diversi cartelloni. Tante voci si sono levate contro questa decisione, che ha costretto l’ateneo del capoluogo piemontese a correre ai ripari, facendo un’inversione di marcia e cercando di spiegare i motivi di una scelta che, però, da più parti è apparsa del tutto inappropriata.

Il cartellone dell’Università di Torino con Primo Levi

Il capoluogo piemontese è stato "invaso" da alcuni cartelloni pubblicitari realizzati dall’Università di Torino. I protagonisti sono alcuni degli ex studenti più famosi dell’ateneo del capoluogo piemontese. Lo scopo di questa campagna promozionale doveva essere quello di invogliare più matricole a iscriversi.

Ci sono Rita Levi Montalcini, "matricola nel 1930 e premio Nobel nel 1986", Umberto Eco, "matricola nel 1950, dà un nome alla rosa nel 1980" e c’è anche Primo Levi, "matricola nel 1937, Se questo è un uomo nel 1947". Tutti i manifesti vengono chiusi da una frase: "Anche la tua storia inizia qui".

Molte voci si sono levate contro la scelta di UniTo di sfruttare l’immagine e la storia di Primo Levi per una campagna di marketing di questo tipo.

La polemica sull’uso di Primo Levi come "testimonial"

Dario Ujetto, esperto di marketing, ha esternato online il suo pensiero in merito a una scelta per lui infelice: "Primo Levi non divenne scrittore perché Unito lo aveva formato bene. Divenne scrittore perché l’umanità aveva bisogno di un testimone, e lui sentì il dovere di esserlo", ha scritto sui social, aggiungendo poi: "Presentare quell’opera come un ‘successo’ riconducibile alla formazione universitaria significa fraintenderne radicalmente l’origine e la natura".

Anche lo scrittore Stefano Andreoli ha qualcosa da dire su questi cartelloni pubblicitari che vedono protagonista Primo Levi: "Qual è il messaggio? Studiate da noi e se per caso finirete in un lager riuscirete a cavarvela?". Bruno Maida, professore esperto di Shoah che insegna proprio nell’ateneo della città sabauda, ha suggerito di "rimuoverla. Non si può usare la Shoah per farsi pubblicità". Lui non è d’accordo nemmeno con lo slogan finale: "Cosa significa, che qualunque sia la tragedia il fatto che tu sia stato a UniTo è un fatto positivo che ti lancia nel mondo? E dimenticare invece che dopo la guerra l’università non fece nulla per riflettere sui propri silenzi e colpe?".

Contrari alla campagna promozionale dell’Università torinese sono anche Coordinamento UniTo e il Coordinamento Antifascista Universitario, che in una nota scrivono: "La memoria è una cosa seria e Unito dovrebbe saperlo. Eppure in un tentativo a metà tra il piacione e un maldestro tentativo creativo, è riuscita a fare uno scivolone di immagine che ha pochi precedenti. Se c’è una figura torinese conosciuta in tutto il mondo e la cui storia va affrontata con grande attenzione e delicatezza è quella di Primo Levi. Invece, UniTo ha sbattuto la sua faccia sui manifesti in questo modo". Per professori, studenti e personale universitario che aderiscono ai coordinamenti si dovrebbe stendere "un velo pietoso sul possibile doppio senso di matricola universitaria e numero di matricola ad Auschwitz".

La replica dell’Università di Torino

La Stampa ha riportato anche la replica dell’ateneo, che ha spiegato di aver accolto con attenzione le osservazioni fatte. "L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il legame tra l’Ateneo e alcune delle personalità che ne hanno fatto parte, mettendone in luce il contributo alla società, alla cultura e alla conoscenza".

In merito alla presenza di Primo Levi, l’università ha spiegato che lo scrittore "è stato studente dell’Università di Torino e una delle figure più autorevoli della storia civile e culturale del nostro Paese. Le reazioni suscitate dalla campagna evidenziano tuttavia la necessità di una riflessione sulle modalità con cui questo messaggio è stato rappresentato".

L’ateneo ha deciso di procedere "a una revisione di quella parte della campagna, affinché il tributo a Primo Levi e il significato del suo legame con l’Ateneo risultino espressi con la massima chiarezza".