Salta al contenuto
Allarme emicrania: gli effetti sul rendimento a scuola iStock

Studenti, allarme emicrania: gli effetti sul rendimento a scuola

Secondo studi italiani uno studente su venti soffre di emicrania e non esistono farmaci specifici per loro, il rendimento a scuola cala del 30%

3 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il mal di testa può essere invalidante e diversi studi italiani hanno evidenziato che uno studente su venti soffre di emicrania. Per i giovani non esistono terapie e il rendimento a scuola subisce un forte calo. Il focus della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) ha sottolineato che "ci sono moltissimi emicranici, molti più di quanto si creda".

I casi di emicrania a scuola

Il focus della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) riporta che 1 studente su 10 secondo studi internazionali soffre di emicrania e uno su 20 secondo studi italiani.

Malgrado l’enormità di questa percentuali, non esistono farmaci specifici per questi giovani perché ne esistono solo per gli adulti, ma non sono sperimentati per l’età pediatrica.

La conseguenza è che gli specialisti sono costretti a prescriverli con la massima prudenza in modalità ‘off label’, cioè fuori dalle indicazioni ufficiali, per cui probabilmente non sono usati in tutti i casi in cui sarebbero utili.

Secondo la Sisc, le terapie sottoutilizzate hanno conseguenze sullo scarso rendimento negli studi e la situazione diventa evidente alla ripresa dell’attività scolastica, momento di ansia e cambiamento dei ritmi quotidiani che può favorire gli attacchi negli alunni già predisposti all’emicrania.

Il mal di testa più diffuso in età pediatrica è quello di tipo emicranico che si manifesta verso i 7-8 anni, con aumento in età adolescenziale, cioè nella fascia tra i 13 e i 18 anni.

Secondo un focus dell’Irccs materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste pubblicato nel gennaio 2023 la prevalenza dell’emicrania nei bambini italiani è del 5% a 10 anni. Cioè uno su 20: almeno un alunno per ogni classe.

Ma secondo una metanalisi pubblicata sempre nel 2023 sul ‘The journal of Headache and Pain’ sono emicranici oltre il 10% dei bambini e adolescenti a livello internazionale. Uno su 10. Poi ci sono altri studi che danno risultati diversi ma non troppo lontani. Una stima ragionevole estrapolata da questi dati ci parla, per l’Italia, di oltre 160 mila bambini e 500 mila adolescenti.

Gli effetti sul rendimento

Il professor Massimiliano Valeriani, direttore dell’unità di Developmental Neurology Unit dell’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha spiegato che "quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l’anno scolastico. I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale".

"La prevalenza dell’emicrania é simile nei due sessi fino all’età di 9-10 anni, dopodiché la forbice tra maschi e femmine aumenta sempre più, a scapito di queste ultime", ha aggiunto l’esperto.

E l’emicrania influisce in molte maniere sul rendimento scolastico, "con una percentuale, secondo studi americani, che può arrivare al 30%, ha ricordato la società scientifica.

A favorire l’attacco emicranico è lo stress e il conseguente dolore provoca una riduzione dell’attenzione e delle capacità di apprendimento, aumentando ulteriormente lo stato d’ansia.

I consigli della Sisc

La Sisc ha rilasciato alcuni consigli per i genitori con figli che soffrono di emicrania, il primo è quello di "non sottovalutare il mal di testa".

Il suggerimento è di rivolgersi in prima battuta al pediatra, prima di sottoporre il bambino ad accertamenti spesso inutili, quali visita oculistica o elettroencefalogramma.

Si può anche valutare se non ci sia un qualche disagio psicologico del bambino nell’ambito della scuola o della famiglia stessa e riferirlo al medico.

Per gli insegnanti, invece, è bene osservare la frequenza e potenziale gravità della cefalea nel bambino e aiutarlo nel percorso scolastico quando questa gli crea delle difficoltà. Inoltre cercare di capire se ci sono fattori scatenanti nel contesto scolastico.