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Allarme giovani e smartphone, è boom di ricoveri: cosa succede iStock

Allarme giovani e smartphone, è boom di ricoveri: cosa succede

L'ospedale Bambino Gesù segnala che le dipendenze digitali dei minori sono aumentate del 500% dal 2013, in media 4 arrivi al giorno in pronto soccorso

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Lo smartphone è uno strumento che ormai fa parte della quotidianità di bambini e adulti, il problema è che nei più giovani può far scattare una dipendenza digitale. Negli ultimi anni questo fenomeno si starebbe ampliando con sempre più minori ricoverati in ospedale a causa dell’uso eccessivo del telefono. La segnalazione arriva dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

I dati sui ricoveri per dipendenze digitali

Come riporta La Repubblica, al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù la sofferenza mentale dei più giovani è ormai un’emergenza quotidiana.

Dal 2013 a oggi le richieste di aiuto per disturbi mentali, legate alle dipendenze digitali, sono aumentate del 500%.

Solo nel 2025 sono state fatte 1450 consulenze psichiatriche, pari a una media di 4 interventi al giorno.

Secondo gli specialisti, il disagio si manifesta prima ed è accompagnato da un uso sregolato dello smartphone o di altri device. Il fenomeno sarebbe tra l’altro destinato a peggiorare nei mesi estivi quando la routine scolastica si interrompe e il tempo libero aumenta.

Dai dati riportati da La Repubblica, il 77% dei ragazzi seguiti presenta infatti una dipendenza dal telefono o in generale dai dispositivi elettronici. E nel 42% dei casi non si tratta di un’abitudine leggera ma di una condizione che incide pesantemente sulla vita quotidiana.

Cosa succede ai giovani

Tra i sintomi che vengono indicati come segnali della problematica, ci sono giovani che non escono più dalla loro stanza, altri che abbandonano la scuola e c’è chi sviluppa forme di ansia e depressione.

Un elemento allarmante segnalato dagli specialisti è che, se fino a pochi anni fa il fenomeno riguardava soprattutto quindicenni e sedicenni, oggi coinvolge anche la fascia tra gli 8 e i 10 anni (e non mancano casi più precoci con bambini di 2 o 3 anni).

Ciò che viene registrato dall’ospedale pediatrico di Roma conferma in realtà una tendenza ormai di carattere internazionale. Gli specialisti chiariscono però che lo smartphone non provoca di per sé un disturbo psichiatrico ma nei ragazzi più vulnerabili può amplificarne in modo significativo i sintomi.

L’allarme sull’estate

In estate, con il caldo e le molte ore senza avere nulla da fare, il rischio di sviluppare una dipendenza da smartphone aumenterebbe perché cresce il tempo in cui si resta a casa e online mentre diminuiscono le occasioni di socializzazione.

Sempre La Repubblica indica che durante le vacanze gli adolescenti passano mediamente tra i 45 e i 55 minuti in più al giorno su Internet rispetto al periodo scolastico. Mentre il 30% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni supera già le quattro ore quotidiane di connessione e fino al 70-80% sperimenta il cosiddetto "social jet lag", con ritmi di sonno completamente sfasati.

Un altro campanello d’allarme è poi legato alla maggiore esposizione, sui social, al confronto con modelli estetici irraggiungibili. Circa 3 adolescenti su 10 sono insoddisfatti del proprio corpo e, secondo la Mental health foundation britannica richiamata nel report del Bambino Gesù, il 40% dei giovani ritiene che le immagini viste online peggiorino la percezione di sé.

"La chiusura delle scuole interrompe abitudini e relazioni quotidiane – ha spiegato Deny Menghini, responsabile di Psicologia del Bambino Gesù. "Allo stesso tempo – ha aggiunto – aumenta l’esposizione ai social network, utilizzati spesso per riempire il tempo e contrastare la "noia" di giornate meno scandite da impegni, così come ai modelli estetici irrealistici, con possibili ripercussioni sull’autostima e sul rapporto con il proprio corpo".