Alle imprese servono 686mila lavoratori: i profili più ricercati
Secondo una ricerca di Confartigianato, alle imprese italiane servono 686mila lavoratori: i profili più ricercati e le competenze più richieste
In Italia, le imprese sono alla ricerca di 686mila lavoratori. Il divario tra domanda e offerta nel mercato del lavoro si fa sempre più evidente, soprattutto in un contesto di trasformazione digitale e innovazione tecnologica. A fotografare questa situazione è la ricerca ‘I pionieri dell’AI’, condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato, che ha analizzato i dati di UnionCamere, Ministero del Lavoro, Sistema Excelsior e Istat. Ma quali sono le competenze maggiormente richieste e i profili più ricercati?
- In Italia mancano 686mila lavoratori con "elevate competenze digitali"
- Quali sono i profili più ricercati dalle imprese in Italia
- Cosa stanno facendo le università per formare i giovani in tecnologia e IA
In Italia mancano 686mila lavoratori con “elevate competenze digitali”
Alle aziende italiane servono 686mila lavoratori con “elevate competenze digitali avanzate“. A dirlo è Confartigianato, come riportato da La Stampa.
Secondo l’indagine ‘I pionieri dell’AI’, le imprese italiane segnalano difficoltà crescenti nel reperire figure professionali adeguate, con il 53,5% dei profili richiesti considerati “difficili da trovare”. Il problema è più accentuato in alcune regioni, tra cui Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Toscana.
Nonostante l’interesse crescente per l’intelligenza artificiale e la robotica, solo l’11,4% delle aziende con dipendenti ha effettivamente adottato queste tecnologie. Le percentuali più alte si registrano in Lombardia, Lazio, Campania, Veneto ed Emilia-Romagna, mentre tra le piccole e medie imprese l’uso dell’IA è più diffuso nelle Marche, Sardegna e Toscana. Tuttavia, sette aziende su dieci dichiarano di non sapere come integrare queste innovazioni nei propri processi a causa della carenza di personale specializzato.
Quali sono i profili più ricercati dalle imprese in Italia
La ricerca evidenzia una forte domanda di esperti in intelligenza artificiale, cloud computing, analisi dei dati, realtà virtuale e aumentata, e blockchain. Il 13% delle imprese ha già assunto professionisti in questi ambiti o prevede di farlo entro la fine dell’anno.
Tuttavia, l’adozione delle tecnologie resta limitata a settori come il marketing, l’e-commerce e la gestione economica, mentre è ancora marginale nella logistica e nella gestione delle risorse umane.
Cosa stanno facendo le università per formare i giovani in tecnologia e IA
Per rispondere a questa crescente domanda, le università italiane stanno aggiornando i propri percorsi formativi. Il Politecnico di Torino, per esempio, ha avviato il master di II livello ‘AI: tecnologie, modelli e applicazioni’, rivolto a neo-laureati e professionisti che vogliono approfondire le tecnologie più avanzate. A questo si aggiungono corsi dedicati alla trasformazione digitale e tre lauree magistrali focalizzate sull’innovazione. “Si tratta soprattutto di trasferire alla didattica quello che i nostri docenti fanno già nei gruppi di ricerca”, ha spiegato il vice rettore del Politecnico Fulvio Corno.
Anche l’Università di Torino si sta muovendo in questa direzione, con una laurea magistrale sull’AI applicata alla medicina e un nuovo corso che partirà nel 2026 dedicato alle tecniche di prossima generazione. “Come ateneo vorremmo aiutare le aziende a pensare a un piano per il futuro, per guardare l’AI per come sarà, e non solo per com’è oggi”, ha dichiarato Marco Aldinucci, delegato per l’intelligenza artificiale dell’ateneo. Secondo lui, l’IA è una tecnologia potente ma complessa: “Se usata bene migliora la produttività, se usata male peggiora la qualità dei servizi. Servono grandi investimenti e persone dedicate, con grosse competenze”.
Per quanto riguarda la scuola, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che alcune riforme messe in atto dal Governo in tema di Istruzione, come quella della filiera tecnologico-professionale 4+2, sono orientate a ridurre il divario tra domanda e offerta di lavoro. “Noi ci siamo posti come obiettivo quello di invertire questa tendenza, recuperando il ritardo accumulato negli anni”, ha affermato la premier nel messaggio inviato all’assemblea generale di Confindustria Canavese, che si è tenuta il 27 ottobre.
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