Salta al contenuto
sam altman ANSA

Altman ammette che l'IA non ci farà lavorare meno: la profezia

La profezia dell'informatico Sam Altman, fondatore e ceo di OpenAI, sull'intelligenza artificiale e il lavoro: "L'IA non ci farà lavorare di meno"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

L’intelligenza artificiale non ci farà lavorare meno. È quanto sostiene Sam Altman, ceo di OpenAI, la società statunitense di ricerca sull’IA che ha sviluppato ChatGPT. Secondo l’informatico, l’avanzare della tecnologia, pur riducendo il tempo necessario a svolgere molte attività, non si tradurrà automaticamente in giornate di lavoro più corte o settimane lavorative più brevi. Perché? Per lui, l’aumento della produttività verrà rapidamente assorbito da nuove ambizioni.

Perché per Sam Altman con l’IA non lavoreremo meno

Intervistato da Ti Morse nel podcast Relentless, Sam Altman ha detto che non si aspetta un futuro in cui l’intelligenza artificiale porti davvero, su larga scala, alla settimana lavorativa da quattro ore o a una drastica riduzione del lavoro.

"Per molto tempo – ha affermato – la tecnologia ha promesso alle persone che avrebbero lavorato meno e avrebbero avuto molto più tempo libero. E in parte si è andati in questa direzione. Credo che oggi le persone abbiano più tempo libero rispetto a molti altri momenti della storia, e una qualità della vita più alta sotto molti aspetti. Ma in qualche modo, nella società non arriva mai davvero la promessa della settimana lavorativa di quattro ore su larga scala. E non mi aspetto che l’IA cambi questa dinamica".

Per Altman, il motivo non è tecnologico, ma umano: "Una cosa che ammiro molto nelle persone è che le nostre aspettative aumentano, vogliamo sempre di più, pensiamo a nuove cose da fare, da creare gli uni per gli altri, da desiderare per noi stessi".

E questo, a suo avviso, rende l’economia un "gioco relativo" in cui ciascuno guarda come sta andando rispetto agli altri. "La competizione che guida l’economia e il meraviglioso desiderio di essere utili agli altri, del creare qualcosa, dell’essere di servizio, tutto questo mi aspetto che continui – ha spiegato Altman -. E penso che saremo tutti molto più impegnati di quanto immaginavamo di dover essere in un mondo post superintelligenza".

In sostanza, Altman osserva che l’IA non decide quante ore lavoriamo. Può velocizzare compiti e liberare tempo, ma è poi la società e/o il mercato a stabilire come usarlo. Le aziende possono trasformare quel guadagno in più riposo per i dipendenti oppure in più produzione, più obiettivi, più pressione. Per questo, secondo il ceo di OpenAI, anche con l’intelligenza artificiale non lavoreremo meno, lavoreremo semplicemente in modo diverso.

Per Elon Musk con l’IA il lavoro diventerà "opzionale"

Completamente opposta la visione di Elon Musk, che insieme ad Altman ha fondato OpenAI prima di lasciarla. Secondo l’imprenditore, nel giro di 10 anni il lavoro diventerà "opzionale", come ha affermato in un’intervista all’Economist, grazie a sistemi intelligenti e robot umanoidi capaci di sostituire la maggior parte delle mansioni umane.

Nel prossimo futuro, sostiene, "non ci sarà nulla che l’intelligenza artificiale non possa fare meglio degli esseri umani, tranne forse essere umana". Secondo Musk questo scenario non rappresenterebbe un problema, anzi il contrario. Ad attenderci ci sarebbe "un’epoca di incredibile abbondanza" in cui anche il denaro perderebbe di valore: "A cosa servirebbe? Lo usiamo per comprare cibo, case, trasporti, intrattenimento. Ma con tutta quell’abbondanza di beni e servizi che i robot produrranno, a cosa dovrebbe mai servire il denaro?".

E allora, come vivrà la gente? "I governi potranno semplicemente dare assegni alla gente", ha risposto Musk.