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L’appello di Vasco Rossi sulla lettura: perché è importante leggere ANSA

Appello di Vasco Rossi sulla lettura: perché è importante leggere

Il cantautore ha inviato un messaggio ai suoi follower sui social invitandoli a mettere da parte i social network e ad aprire qualche libro

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Sono diversi i cantautori che stanno invitando i giovani a leggere. Uno per eccellenza è Roberto Vecchioni, il cantante prof sempre molto attivo nei confronti della scuola e dell’educazione dei più giovani. Del resto, per scrivere belle canzoni bisogna avere un buon vocabolario e conoscere la lingua italiana. Tra gli ultimi artisti a essersi espresso riguardo all’importanza della lettura è stato persino il Komandante Vasco Rossi.

L’invito di Vasco Rossi a leggere

In un post su Instagram, Vasco Rossi ha pubblicato una sua foto con un invito ai follower.

“Se volete essere più sereni… (e magari anche un filo più svegli ), ascoltate un po’ meno il frastuono dei TG e dei social — quel jukebox impazzito che passa sempre la stessa canzone… solo con titoli diversi. E aprite qualche libro in più”, ha scritto il Blasco in una sorta di poesia.

“Sì, lo so… non vibra, non notifica, non urla “ULTIM’ORA!!!” ogni tre minuti – si legge ancora nel post – Però, strano a dirsi, fa pensare. E ogni tanto… fa pure capire. È meno rumoroso, ma molto più pericoloso”.

L’invito di Vasco Rossi è di leggere perché, anche se “non vi renderà perfetti” almeno vi renderà “un po’ meno telecomandati. E già quello, oggi, è rock“.

I libri amati da Vasco Rossi

Il Blasco ha parlato anche dei libri da lui amati come i saggi: “La natura della coscienza” di Rubert Spira, una guida contro lo stress e per il benessere fisico e mentale; oppure “Vivere momento per momento” di Jon Kabat Zinn.

Per il cantautore è interessante anche l’analisi filosofico-scientifica sul contrasto tra emisfero destro e sinistro del cervello di “Il padrone e il suo emissario” di Iain McGilchrist.

Vasco ha richiamato alla lettura anche in altre occasioni, come si vede in un estratto pubblicato dal cantante di un suo concerto in cui ribadiva il concetto: “Leggete, nei libri gli argomenti si approfondiscono di più e capite meglio il mondo”.

Il rapporto di Vasco Rossi con i libri e la scrittura

Nel 2024 Vasco Rossi ha pubblicato un libro di poesia, “Vivere/Living“, dicendo che si è trattato di “un atto di libertà. Ed è un riconoscimento, come una laurea ad honorem, un Oscar o come quando, agli inizi degli anni Ottanta, De Gregori si è fermato in una strada di Roma per salutarmi. Con Vivere finalmente entro in un’importante collana di poesia“.

In un’intervista al Corriere della Sera, l’artista ha affermato che i libri sono i suoi “migliori amici“. “Quando ne leggo uno, è come se fossi in compagnia di chi lo ha scritto. Ed è un modo per evitare di stare tra la gente. E andare altrove”, ha spiegato.

Riguardo alla scuola e agli autori che lo hanno maggiormente influenzato, Vasco ha rivelato di aver frequentato ragioneria ma di non aver “mai provato interesse per i calcoli, i contratti, gli assegni”.

Proprio negli anni delle superiori il cantante ha iniziato a leggere “libri che non si studiavano a scuola” come “i classici di filosofia, innanzitutto. Socrate, Platone”.

“Mi sono accostato a quei testi in maniera antiaccademica, confusa, disordinata. Saltavo da un pensatore a un altro, senza disciplina. Ma la mia rivelazione più grande – ha aggiunto – è stato Nietzsche. Mi colpivano i titoli dei suoi libri: Umano, troppo umano è tra i più belli che siano mai stati immaginati. Mi affascinavano i suoi aforismi. Vita spericolata è anche un omaggio a Nietzsche. Negli anni, ho continuato a leggere i filosofi. Quando vivevo nello Stupido Hotel, passavo le giornate annotando Aut-Aut di Kierkegaard, che mi ha insegnato il valore dell’esperienza. Poi, ho iniziato il viaggio attraverso la Critica della ragion pura di Kant. E l’ho trovato bello e chiaro. Ho più difficoltà a misurarmi con coloro che interpretano i filosofi”.