Asilo nido multato, violata la privacy dei bimbi: come difenderli
Il Garante Privacy ha multato un asilo nido per 10mila euro perché richiedeva il consenso obbligatorio per le foto e usava videosorveglianza illegale
I minori vanno sempre tutelati e spesso si dibatte sull’opportunità o meno di pubblicare immagini dei propri figli sui social o comunque online. Ma cosa succede se una scuola chiede il consenso obbligatorio per la diffusione delle foto dei bambini? Secondo il Garante della Privacy è una pratica che rappresenta una violazione dei diritti. Per questo (e altri motivi) un asilo nido è stato multato.
Perché è stato multato l’asilo nido
Il Garante della Privacy ha multato un asilo nido di Rho per diecimila euro. Nel provvedimento del 10 luglio 2025, n. 410, l’Autorità Garante per il Trattamento dei dati personali ha spiegato i motivi che hanno portato alla decisione.
L’asilo richiedeva obbligatoriamente di prestare il consenso alla raccolta e all’utilizzo delle immagini dei bambini e aveva un sistema di videosorveglianza in funzione anche durante lo svolgimento dell’attività scolastico-educativa.
Nel corso dell’istruttoria è emerso che l’asilo aveva pubblicato sia sul sito web sia sul proprio profilo di “Google Maps” numerose immagini dei minori in diversi momenti della giornata, anche in contesti particolarmente delicati come durante il riposino, a mensa, nell’utilizzo dei servizi igienici o del cambio pannolino.
In pratica in situazioni e attività destinate a rimanere riservate. La pubblicazione è quindi avvenuta “senza considerare i rischi connessi alla maggiore esposizione delle immagini sul web e alla loro eventuale riutilizzabilità da parte di malintenzionati per fini illeciti o reati a danno dei minori“.
Il provvedimento del Garante
Nel provvedimento si legge che le problematiche rilevate nell’asilo nido sono state l’aver agito, con riferimento al trattamento dei dati personali relativo alle foto dei minori: “in maniera non conforme al principio di liceità, correttezza e trasparenza e in assenza di un idoneo presupposto di liceità, in violazione degli artt. 5, par. 1, lett. a), 6, parr. 1-3 e 7, par. 2 del Regolamento nonché dell’art. 2-ter del Codice” e “fornendo agli interessati un’inidonea informativa sul trattamento dei dati personali, in maniera non conforme al principio di “liceità, corretta e trasparenza” e in violazione degli artt. 5, par. 1, lett. a), 12 e 13 del Regolamento”.
In relazione al trattamento di dati personali dei minori e dei lavoratori mediante dispositivi, la struttura si è comportata in maniera “non conforme ai principi di liceità, correttezza e trasparenza e in assenza di base giuridica, in violazione degli artt. 5, par. 1, lett. a), e 6 del Regolamento; omettendo di fornire un’idonea informativa sul trattamento dei dati personali, in violazione degli artt. 5, par. 1, lett. a), 12 e 13 del Regolamento; omettendo di redigere una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati prima di dare avvio al trattamento, in violazione dell’art. 35 del Regolamento.
Inoltre l’asilo aveva “designato quale Responsabile della protezione dei dati (RPD) il Dirigente scolastico dell’Asilo” e non ha “provveduto a effettuare la comunicazione dei dati di contatto del RPD all’Autorità e a rendere noti i dati di contatto dello stesso agli interessati, in violazione degli artt. 37, par. 7, e 38, par. 6, del Regolamento”.
Come possono tutelarsi i genitori
Per tutelare i diritti dei propri figli, i genitori devono ricordare che non c’è alcuna norma che imponga di prestare il consenso per l’uso dell’immagine dei minori.
Il Garante della Privacy invita anzi a non diffondere mai le foto dei bambini sui social e via web. Le informative vanno lette bene e, in particolare quelle legate al trattamento dei dati del minore, devono essere scritte in modo comprensibile e facilmente accessibile.
Non firmare mai se si chiede il consenso obbligatorio alla pubblicazione delle immagini perché non è una pratica legale.
Anche in tema di videosorveglianza è necessario leggere l’informativa e se manca è probabilmente un segnale che c’è un problema.