Asterisco o schwa a scuola, Valditara: "Non posso accettarlo"
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara all'attacco a Pontida contro l'asterisco e la schwa a scuola: "Non posso accettarlo"
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A Pontida 2026, l’annuale raduno della Lega, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha attaccato la "cultura woke", rivendicando la circolare contro l’utilizzo dell’asterisco e della schwa (ə) nelle comunicazioni scolastiche ufficiali. Nel suo intervento, Valditara ha inoltre difeso la legge sul consenso informato, che vieta attività di educazione sessuale nella scuola dell’infanzia e nella primaria e rende obbligatorio, alle medie e alle superiori, il consenso preventivo dei genitori per la partecipazione degli studenti a iniziative scolastiche legate alla sfera sessuale.
L’attacco del ministro Valditara all’asterisco e alla schwa
"La cultura woke, che vuole distruggere l’identità, ha fra le altre belle idee quella di negare la distinzione maschio – femmina, il binarismo maschio – femmina". Lo ha dichiarato Giuseppe Valditara a Pontida, dove ha anche parlato delle intenzioni del Governo di introdurre un tetto massimo di studenti stranieri per classe e il divieto del burqa e del niqab nelle scuole italiane, misure annunciate anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla festa di Gioventù nazionale Fenix 2026 a Roma.
Il ministro ha proseguito: "E allora io ricordo a tutti quella circolare in cui ho sottolineato che nelle comunicazioni all’interno della scuola italiana non esiste il genere neutro. O esiste il maschile o esiste il femminile. Non posso accettare che si scriva ‘car* bambin*’, ‘car* student*’. Perché quando noi andiamo a parlare fra la gente non usiamo il genere neutro".
La circolare citata da Valditara è la 1784/2025, in cui si legge: "L’Accademia della Crusca ha avuto modo di precisare più volte che l’impiego nella comunicazione scritta e istituzionale di segni grafici, come gli asterischi, al posto delle desinenze o di altri segni estranei alla tradizione ortografica italiana, come lo schwa, non è grammaticalmente corretto secondo le attuali regole della lingua italiana".
La circolare si chiude con una raccomandazione rivolta ai presidi e agli uffici scolastici regionali: "Pertanto, al fine di assicurare correttezza e chiarezza nelle comunicazioni ufficiali, si raccomanda di attenersi alle regole della lingua italiana che consentono l’utilizzo di soluzioni linguistiche comunque conformi alla tradizione ortografica italiana".
Cos’ha detto Valditara a Pontida sulla legge del consenso informato
Nel suo discorso a Pontida, il ministro Valditara ha anche fatto riferimento alla legge 104/2026, recante le "Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico", approvata definitivamente lo scorso giugno.
In merito, il ministro ha dichiarato: "Rivendico con orgoglio anche di aver voluto la legge sul consenso informato, perché non nega affatto l’educazione al rispetto, il contrasto alla violenza di genere, l’educazione a relazioni sane. La legge sul consenso informato non vuole che si insegnino ai nostri bambini delle teorie che sostengono ‘Tu Mario, potresti sentirti indifferentemente anche Maria. E tu Maria potresti sentirti indifferentemente anche Mario, o tutti e due insieme, o nessuno dei due, o magari un terzo genere ancora’. Pensate che confusione ci sarebbe nella testa di un bambino a sentirsi propinare, raccontare teorie di questo tipo".
La norma, promossa proprio dal ministro dell’Istruzione, introduce l’obbligo di consenso informato preventivo dei genitori, oppure dagli studenti stessi se maggiorenni, che deve essere richiesto dalle scuole secondarie prima di avviare iniziative di educazione sessuale. Le famiglie devono inoltre poter conoscere in anticipo i contenuti e i materiali che si intendono utilizzare durante le attività. La legge, infine, vieta lo svolgimento di qualsiasi progetto riguardante la sfera della sessualità nelle scuole dell’infanzia e alla primaria.
La norma sul consenso informato, però, potrebbe essere abrogata. Sono infatti state raggiunte le 500mila firme necessarie per indire un referendum popolare per l’abrogazione della legge 104/2026. Le firme passano adesso al vaglio della Cassazione e, successivamente, della Corte costituzionale. Se entrambe daranno il loro via libera, verrà indetto il referendum che potrebbe portare alla cancellazione del provvedimento.