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La campionessa Bebe Vio Ansa

Bebe Vio: "Bullismo conosciuto con i genitori, non con i bimbi"

L'ex schermitrice Bebe Vio ha svelato di aver subito bullismo, ma non dai bambini o dai ragazzi, ma dai genitori dei suoi compagni di scuola

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Quando era bambina Bebe Vio è stata vittima di bullismo. La sua esperienza, però, non riguarda i bambini che frequentavano la scuola insieme a lei. La campionessa paralimpica ha conosciuto questo fenomeno attraverso i genitori dei suoi compagni. Per quello che riguarda il rapporto con i più piccoli, Bebe Vio ha ricordi solo piacevoli e bellissimi, anche grazie all’Accademy che ha aperto a Roma e che le ha permesso di incontrare tanti bambini e tante bambine.

Bebe Vio e il bullismo subito da bambina

Bebe Vio è stata intervistata da Il Messaggero, in occasione dei "WEmbrace Games 2026", un evento di sport e inclusione organizzato dalla campionessa paralimpica e dalla sua associazione art4sport, presso lo Stadio dei Marmi di Roma. Durante questa chiacchierata la sportiva non ha solo spiegato perché ha lasciato la scherma ("non perché mi annoiassi, ma perché non ce la facevo più fisicamente"), ma anche di quando da bambina è stata vittima di bullismo.

L’ex schermitrice specializzata nel fioretto ha svelato di aver conosciuto il bullismo "solo attraverso i genitori" e "mai dagli altri bambini". Bebe Vio ha raccontato quello che ha subito sulla sua pelle: "C’erano adulti che dicevano di non toccare la mia carrozzina, come se fosse contaminata, oppure punivano i figli per come facevano sport". Secondo lei anche "questo è bullismo".

Già in passato aveva svelato che alle scuole medie dicevano agli altri ragazzini di non sedersi sulla sua carrozzina, "che poi sennò ci rimanevano".

Il ricordo di Bebe Vio delle scuole elementari

Durante l’intervista, Bebe Vio, che presto avrà 30 anni, ha sottolineato di non essere cambiata molto. "Resto una rompipalle strozzabile, come dice mia madre". Proprio a tal proposito l’ex schermitrice ha svelato un piccolo aneddoto che riguarda i suoi anni alla scuola primaria.

"Pensi che anche prima della malattia alle elementari", ha svelato Bebe Vio, "io ero l’addetta a mettere le multe morali a chi parcheggiava abusivamente nei posti dei disabili". Poi ha però precisato: "Ma ero già paracula: lo facevo anche per saltare scuola".

L’esperienza di Bebe Vio con l’Accademy a Roma

Bebe Vio ha aperto anche una academy sportiva multidisciplinare a Milano e a Roma, un progetto speciale gestito dalla sua associazione per promuovere i valori dello sport in modo inclusivo e gratuito tra bambine e bambini, ragazze e ragazzi, che possono crescere insieme. Durante l’intervista, la campionessa di fioretto ha svelato che il bilancio di questa esperienza è "spaziale".

"I bimbi sono ogni giorno più belli", ha raccontato, aggiungendo: "Appena mi vedono resto senza braccia e senza gambe perché le prendono per giocare. Sia i bimbi con disabilità che i ‘normo’ non vedono le differenze ed è ciò a cui voglio arrivare: la perfetta integrazione. E senza alcun tabù, neanche quelli della malattia o dell’incidente". Proprio per questo motivo, li fanno sempre "familiarizzare anche con i monconi e le cicatrici. Devono sapere che può succedere e che c’è una soluzione".

Sempre parlando dei più piccoli (come aveva già fatto in passato ricordando un episodio avvenuto in un asilo), Bebe Vio ha scoperto in un modo positivo e in un modo negativo di essere diventata famosa. "Dal punto di vista positivo quando i bambini venivano a dirmi che facevano sport perché lo facevo anche io; da quello negativo quando ho iniziato a non avere più una privacy". La sportiva ha specificato: "Non ho mai negato foto a nessuno, ma negli adulti c’è una maleducazione enorme. I bambini non ti toccano, gli adulti ti mettono le mani addosso come fossi un santino".