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Bernini contro le università chiuse per la Palestina: la polemica

Polemica della ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini contro gli atenei chiusi per lo sciopero a sostegno della Palestina

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha espresso la sua contrarietà ai blocchi messi in atto da alcuni studenti e studentesse agli ingressi di varie università italiane per lo sciopero del 22 settembre a sostegno della Palestina.

La polemica di Bernini contro i blocchi all’università per la Palestina

Non è costringendo le Università italiane a chiudere i cancelli che si esprime vicinanza al popolo palestinese, non è impedendo l’ingresso in aula a studenti e studentesse che si manifesta il proprio sconcerto per la carneficina in corso a Gaza, non è aggredendo le forze dell’ordine che si contribuisce alla costruzione di un percorso di pace in Medio Oriente”. Così la ministra Anna Maria Bernini ha commentato su X i disordini nelle università che si sono verificati in concomitanza con lo sciopero generale del 22 settembre a sostegno della causa palestinese.

Non possiamo consentire che i nostri atenei diventino zone franche dove si picchiano professori o si occupano spazi dedicati a studio e lezioni”, ha proseguito la ministra.

“L’impegno del Governo, al fianco dei rettori, primi custodi dell’agibilità e della sicurezza negli atenei, è garantire che le Università rimangano spazi aperti, dove si realizzi veramente il diritto allo studio, dove il confronto sia garantito nella sicurezza e nel rispetto reciproco, con il rifiuto imprescindibile e netto della violenza“, ha concluso Anna Maria Bernini.

Cosa è successo nelle università durante lo sciopero per Gaza

Lo sciopero generale del 22 settembre ha coinvolto oltre 75 città italiane, con manifestazioni, cortei e presidi che hanno paralizzato trasporti, scuole e università. In particolare, gli atenei sono stati al centro della mobilitazione.

A Roma, alcuni studenti e studentesse della Sapienza hanno bloccato l’ingresso della cittadella universitaria. Nel pomeriggio, dopo il corteo per le strade della capitale, hanno occupato la facoltà di Lettere e Filosofia.

“Occupiamo per organizzarci e per richiedere di nuovo, a gran voce lo stop degli accordi con Israele, fermare la militarizzazione e la guerra – hanno spiegato dal collettivo Cambiare rotta -. Il primo step sarà in occasione della seduta del Senato Accademico di domani (23 settembre) alle h.12:00: Rettrice Polimeni non basta augurare buon vento alla Flotilla, ora bisogna rompere gli accordi, bisogna passare dalle parole ai fatti”, hanno concluso lanciando un appello alla rettrice Antonella Polimeni.

A Torino, gli ingressi del Campus Einaudi sono stati bloccati fin dalle prime ore del mattino per ostacolare il regolare svolgimento delle lezioni. “Anche noi dobbiamo svuotare le aule perché è nelle scuole che si riproduce tutta la società – hanno spiegato dai comitati studenteschi -. Fermiamo le scuole, fermiamo le città, fermiamo il mondo, perché a Gaza non ci sono più aule, non ci sono più ospedali, non c’è più tempo. Blocchiamo tutto per Gaza, non possiamo più rimandare la costruzione di un mondo decente”.

A Bologna sono state poste transenne davanti agli ingressi di alcune facoltà. “L’Unibo è bloccata – si legge sui social del collettivo Cambiare rotta -: per lo sciopero generale, da Via Zamboni 32 al Dipartimento di Matematica, gli studenti e le studentesse hanno bloccato le lezioni, le entrate, le aule. Oggi non c’è lezione. Picchetti e scioperi dal DAR, a Berti Pichat, a Giurisprudenza in Belmeloro, ad Economia: ovunque gli studenti si sono organizzati per bloccare tutto”.

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