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Bernini e i ricorsi sull'accesso a Medicina: "Famiglie illuse"

Secondo la ministra dell'Università Anna Maria Bernini, con i ricorsi contro il semestre filtro di Medicina le famiglie sarebbero state "illuse"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La riforma dell’accesso a Medicina continua a far discutere. In attesa dell’avvio del semestre filtro per l’anno accademico 2026 2027, che partirà ufficialmente l’1 settembre, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha tracciato un bilancio del nuovo sistema, soffermandosi anche sui ricorsi presentati dagli studenti. E proprio sulle azioni legali promosse contro la riforma, Bernini ha parlato di "famiglie illuse" dagli avvocati. Nel frattempo, i giudici hanno accolto le richieste di alcuni aspiranti medici, disponendo nove immatricolazioni in sovrannumero e ordinando ulteriori verifiche sulle modalità di correzione delle prove del semestre filtro 2025.

Cos’ha detto la ministra Bernini sui ricorsi per l’accesso a Medicina

Intervistata dalla direttrice del Quotidiano Nazionale Agnese Pini, la ministra Anna Maria Bernini ha illustrato il funzionamento della riforma dell’accesso ai corsi di Medicina, ricordando la situazione trovata all’inizio del suo mandato: "Nel 2022 ho trovato un quiz istantaneo fuori dalle università: 90mila ragazzi per soli 10mila posti, con 80mila fantasmi costretti a pagare corsi privati costosi".

Con il semestre filtro, ha proseguito la ministra, "abbiamo invertito il paradigma: ora tutti possono iscriversi a un semestre filtro gratuito in cui siamo noi a formarli. Il sistema si è stabilizzato con gli studenti e oggi l’80-90% dei ragazzi è dentro: chi non supera il filtro viene orientato verso materie affini o professioni sanitarie".

Bernini ha parlato di una "riforma con una forte valenza sociale ed equa", perché con il semestre filtro gli studenti sono "tutti uguali ai blocchi di partenza, a prescindere dalle condizioni economiche della famiglia". Rispondendo alle critiche ricevute, Bernini ha sottolineato che la riforma rappresenta "una rivoluzione che per 25 anni tutti hanno promesso e nessuno ha mai fatto".

Riguardo alle azioni legali contro il nuovo sistema d’accesso alle facoltà mediche, la ministra ha dichiarato: "I 4-5mila ricorsi presentati si sono sgonfiati. Mi dispiace solo per i soldi spesi: con i 4-5 milioni di euro usati per fare ricorsi poi respinti, avremmo potuto costruire un ospedale". Ha poi aggiunto: "Mi dispiace solo che lo si faccia sulla pelle dei ragazzi e delle loro famiglie, perché loro sono stati veramente illusi che tutti sarebbero passati e che questo modello sarebbe stato scardinato".

Le iscrizioni al semestre filtro per l’anno accademico 2026/2027 resteranno aperte fino al 3 agosto. Il nuovo percorso introduce alcune novità rispetto allo scorso anno, tra cui modifiche ai programmi delle materie oggetto delle prove (i cosiddetti Syllabus), oltre a cambiamenti nella durata delle lezioni, degli esami e nella formazione della graduatoria nazionale.

Nove studenti riammessi a Medicina dopo i ricorsi sul semestre filtro

Pur avendo di fatto "salvato" il semestre filtro, i giudici amministrativi hanno comunque accolto alcuni ricorsi. Il Consiglio di Stato, per esempio, ha disposto l’immatricolazione in sovrannumero di nove studenti. Come riportato da La Repubblica, secondo i giudici il meccanismo di "ripescaggio" previsto durante gli scorrimenti della graduatoria avrebbe inciso sull’assegnazione dei posti. A loro avviso, senza quel sistema i nove studenti avrebbero ottenuto fin dall’inizio un posto nelle sedi preferite sulla base del punteggio conseguito. Il "ripescaggio", invece, avrebbe consentito l’assegnazione di quei posti ad altri candidati con punteggi inferiori.

Nel frattempo, il Tar del Lazio è intervenuto su un caso riguardante l’Università di Palermo. Con un’ordinanza del 16 luglio, il tribunale ha accertato che una studentessa è stata immatricolata al corso di Medicina al di fuori della procedura prevista dal decreto ministeriale 1115 del 2025, quello che ha cambiato in corso d’opera la formazione della graduatoria nazionale ammettendo anche gli studenti che non avevano superato uno o due esami. Secondo i giudici, la candidata sarebbe stata ammessa prima dell’unico scorrimento nazionale pur non avendo un punteggio sufficiente.

Sempre il Tar del Lazio, con un’altra ordinanza, ha inoltre richiesto al ministero dell’Università e della Ricerca, al Cineca e a oltre 40 atenei la trasmissione di documentazione e chiarimenti sulle modalità di correzione delle prove del semestre filtro 2025. L’obiettivo dell’istruttoria è verificare il rispetto di criteri uniformi di valutazione, della collegialità delle commissioni, delle procedure di verbalizzazione e accertare se elaborati identici siano stati valutati in modo differente da commissioni diverse, oltre a verificare il rispetto delle regole che hanno portato alla formazione della graduatoria nazionale.