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Bambini iperconnessi iStock

Bimbi iperconnessi in Italia: quanti usano smartphone o tablet

In Italia i bambini da 0 a 6 anni sono già iperconnessi e sempre su uno schermo: ecco il quadro emerso da uno studio e i rischi che si corrono

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

In Italia i bambini sono sempre più digitali e iperconnessi: uno studio condotto sui piccoli con età compresa tra 0 e 6 anni ha lanciato un allarme che non bisogna sottovalutare, visti i rischi connessi a un’esposizione sempre maggiore agli schermi. Quanti sono i bimbi che usano normalmente smartphone e tablet? E quale sarebbe secondo gli esperti l’età giusta per dare nelle mani di un minore questi disposizioni, anche per evitare la dipendenza da smartphone?

I bambini italiani sono sempre più digitali

Il 61,4% dei bambini tra 0 e 6 anni utilizza ogni giorno un dispositivo digitale e quasi la metà inizia tra i 2 e i 3 anni. Questo è quello che è emerso dall’indagine nazionale “Bambini Digitali”, condotta su 6.666 famiglie dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo (Di.Te.) in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria Condivisa (Sipec).

Il 16,9% dei bambini utilizzano uno smartphone o un tablet per più ore al giorno: il 41,5% inizia tra i 2 e i 3 anni, mentre quasi uno su cinque (19,3%) iniziare ad avere famigliarità con lo schermo già a 2 anni. Molti genitori usano il telefonino come “ciuccio digitale” o come baby sitter.

La ricerca ha svelato che l’81% dei bambini usa lo schermo da solo, senza la supervisione di un adulto. Quando il dispositivo viene tolto, il 57,7% è arrabbiato o irritato, mentre il 21,8% piange o si oppone alla decisione presa. Dopo l’utilizzo il 20,8%, uno su cinque, mostra segnali di iperattività o difficoltà dell’attenzione, mentre il 25,3% chiede di poterlo usare ancora.

I rischi di esporre bimbi piccoli a smartphone e tablet

Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente di Di.Te., a La Repubblica ha spiegato che l’uso precoce di questi dispositivi può modificare la struttura cerebrale causando disturbi di sviluppo e memoria: “Si può limitare lo sviluppo del bimbo. Non dobbiamo più girarci intorno. Il cervello di un bambino piccolo ha bisogno di terra, mani sporche, sguardi, voce. Noi invece gli diamo un touchscreen”. Il risultato è “meno linguaggio, meno attenzione, meno capacità di sopportare la frustrazione”.

I pediatri Sip hanno spiegato che mezz’ora in più di utilizzo al giorno, rispetto ai 15 minuti di uso medio, possono addirittura raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni. Anche la qualità del sonno risente dell’uso dei dispositivi elettronici. L’11.3% dei bimbi fa fatica ad addormentarsi dopo averli usati, il 22% ha un sonno più agitato e l’11,5% dorme con un telefonino o un tablet vicino al letto. Questo quadro di solito è presente in una situazione famigliare altamente connessa: nel 60,3% dei casi, infatti, i genitori usano sempre lo smartphone davanti ai figli.

Giuseppe Lavenia ha sottolineato che “stiamo crescendo bambini che sanno scorrere un display prima ancora di imparare a stare dentro le proprie emozioni. La tecnologia diventa il vero problema quando prende il posto della relazione. Se uno schermo calma, distrae, addormenta, il bambino non impara più a riconoscere la noia, la rabbia, la tristezza. Le spegne. Scappa da ogni frustrazione dentro uno schermo”.

Qual è l’età giusta per usare lo smartphone

La domanda che i genitori si dovrebbero porre secondo gli esperti non è “a che età” dare in mano ai figli un telefono, ma “per farne cosa”. A un bimbo lo smartphone non serve: non è utile per crescere, per socializzare, per imparare. Serve solo agli adulti e, infatti, il telefonino è un oggetto da adulti.

Sotto i 12 anni non ha senso, perché serve la maturità emotiva. Tra i 12 e i 14 anni, invece, dovrebbe esserci un motivo concreto di utilità, ad esempio per insegnare l’autonomia o per stare tranquilli durante gli spostamenti tra casa e scuola. Solo dai 14 ai 16 anni si può iniziare a parlare di responsabilità. Regalare un cellulare perché ce l’hanno tutti è per gli esperti il modo peggiore di approcciarsi alla tecnologia. “Non si educa copiando la massa: si educa pensando al futuro di chi abbiamo davanti”, ha aggiunto Giuseppe Lavenia.

Come prevenire la dipendenza da smartphone

Per prevenire la dipendenza da smartphone, secondo Lavenia sarebbe utile gestire gli schermi insieme: “Un bambino non dovrebbe avere un dispositivo personale, né usarlo per calmarsi, né per addormentarsi, né a tavola. Il digitale può essere utile ma solo dopo regole, relazione e competenze emotive. Se il digitale diventa la soluzione facile, allora sì: diventa una dipendenza”.

Secondo lo psicologo e psicoterapeuta abbiamo bisogno di un’educazione alla cittadinanza digitale: “È già tardi. Serve un educazione emotiva digitale. I bambini entrano nella rete prima di entrare in una strada da soli. E online trovano di tutto: sfide, pornografia, odio, sconosciuti, algoritmi che li studiano. Serve insegnare: cosa si può condividere e cosa no, cosa è pericoloso, cosa ferisce, come difendersi e come chiedere aiuto. E serve farlo presto. Perché il mondo digitale non aspetta che un bambino sia pronto… lo travolge”.

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