Bruzzone e l'isolamento da parte dei genitori: "Fenomeno tossico"
La psicologa e criminologa Roberta Bruzzone parla di educazione e avverte i genitori sulle conseguenze dell'isolamento dei figli: "Fenomeno tossico"
Il rapporto tra genitori e figli può essere caratterizzato da forme di protezione che, se portate all’estremo, rischiano di trasformarsi in un ostacolo alla crescita. Lo ha spiegato Roberta Bruzzone, che ha parlato delle conseguenze di un’educazione fondata sull’isolamento dei figli dal mondo esterno. Secondo la psicologa e criminologa, impedire a un bambino o a un ragazzo di confrontarsi con gli altri e con la realtà può compromettere la sua capacità di sviluppare autonomia e spirito critico. Un atteggiamento che, anche quando nasce dall’amore e dalla volontà di proteggere, può diventare un "fenomeno tossico". Per Bruzzone, infatti, educare significa anche mettere i figli nelle condizioni di relazionarsi con gli altri e con i diversi contesti, esperienze necessarie per imparare ad affrontare le difficoltà, rispettare i limiti e a gestire le proprie emozioni
Perché isolare i figli è un "fenomeno tossico" per Bruzzone
Secondo Roberta Bruzzone, tutto inizia quando un genitore vede nel mondo esterno una "minaccia terribile" e, per questo, "ti isola dal contesto di riferimento, non ti consente di strutturare una capacità critica, non ti consente di strutturare un rapporto con gli altri", trasformando gli altri in "nemici assolutamente da cui allontanarti, da cui fuggire alla prima occasione", come ha spiegato in un intervento pubblico ripreso in un video Instagram.
Questi atteggiamenti genitoriali possono arrivare all’estremo quando finiscono per limitare i figli in tutta una serie di "aspetti tragicamente normali", come "l’accesso all’acqua calda, l’accesso a un bagno schiuma glitterato, l’accesso alla scuola, l’accesso alla possibilità di avere strumenti, che poi sono strumenti critici".
Ecco, "un genitore può anche essere convinto di fare questa scelta per amore, ma in realtà è un amore viziato da una mente che purtroppo non funziona", ha evidenziato Bruzzone. E ha spiegato che con la sua professione ha spesso incontrato genitori "che purtroppo non avevano la capacità genitoriale", a causa di "problematiche personologiche, disturbi della personalità, disturbi narcisistici, disturbi borderline, disturbi antisociali, problematiche psicotiche legate alla depressione" che "li hanno resi non adeguati".
Bruzzone ha concluso con una domanda rivolta al pubblico: "Siamo cattivi noi, che questo tipo di condizione l’hanno fotografata e con coraggio l’hanno descritta e l’hanno argomentata mettendo in salvo dei bambini, o sarebbe stato molto peggio aspettare che quel tipo di condizione generasse danni irreparabili come è successo in altri tanti casi di cui mi sono occupata?".
Come educare i figli secondo Roberta Bruzzone
In un post pubblicato su Instagram lo scorso luglio, Roberta Bruzzone ha dato qualche consiglio ai genitori in tema di educazione: "Genitori, il cervello dei vostri figli non si educa a chiacchiere. Si allena. Educare non significa dire sempre sì. Significa costruire freni interni", ovvero quella capacità di "fermarsi, pensare, scegliere, reggere la frustrazione e non trasformare ogni impulso in azione".
Queste azioni, ha spiegato, sono il frutto di processi che coinvolgono la "corteccia prefrontale", quella parte del cervello che "non si potenzia con genitori arresi", ma con "limiti chiari, conseguenze coerenti, emozioni nominate, ‘no’ mantenuti, errori riparati, adulti presenti".
Un figlio senza regole, sottolinea Bruzzone, "non è più libero, è più fragile". Perché "se non impara da piccolo che non tutto ciò che prova deve diventare comportamento, da grande rischierà di scambiare ogni limite per un’offesa e ogni frustrazione per un’autorizzazione a esplodere".
E ha fatto alcuni esempi: "Tuo figlio può essere arrabbiato, ma non può essere violento. Può essere deluso, ma non può distruggere. Può soffrire, ma non può usare il dolore per manipolare".
Per questo, ha scritto Bruzzone, "i figli non hanno bisogno di genitori arresi", ma di "adulti capaci di dire: ‘Ti voglio bene. Proprio per questo non ti lascio diventare schiavo dei tuoi impulsi'".