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Bruzzone: "Gestione della frustrazione è un problema nei giovani"

La psicologa Roberta Bruzzone spiega perché la gestione della frustrazione è una capacità essenziale e perché è diventata un "problema" per i giovani

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"La gestione della frustrazione da parte dei giovani oggi è un problema". A dirlo è la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone, secondo cui molti ragazzi non sono in grado di affrontare le emozioni negative, come la frustrazione e il dolore, perché non sono stati educati a farlo. Una mancanza che, spiega la professionista, sta generando comportamenti sempre più impulsivi, fragili e talvolta violenti.

Perché nei giovani la gestione della frustrazione è un "problema" per Bruzzone

"Chi lavora a scuola lo sa meglio di me: ormai è una trincea, e rischia. Macchine segnate, gomme bucate, quando va bene, a volte coltellate. L’abbiamo visto in tantissimi casi e continueremo a vederlo, perché abbiamo questo grosso problema: la gestione della frustrazione", ha detto Roberta Bruzzone in un incontro pubblico ripreso in un reel Instagram.

Secondo la psicologa, i giovani d’oggi sono meno attrezzati a reggere l’urto degli inevitabili dolori della vita, dai più piccoli ai più grandi, e questo sarebbe dovuto a una mancanza educativa.

"La frustrazione – ha spiegato – è un passaggio fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Ciò che ci rende adulti in grado di funzionare è perché abbiamo imparato, in un’epoca precoce della nostra vita, a gestire la frustrazione".

E questa capacità, ha aggiunto, si acquisisce con i "no", gli "hai sbagliato", i "ne paghi le conseguenze". Insegnamenti che dovrebbero essere impartiti dagli educatori, genitori in primis.

"Se questa cosa non la impariamo, non è che col passare del tempo a 18 anni magicamente la nostra corteccia prefrontale si accende e quello che non è stato fatto prima in maniera magica lo acquisisce", ha sottolineato Bruzzone.

Per Bruzzone non gestire la frustrazione significa essere "disabili sociali"

Per la psicologa, è fondamentale imparare fin da piccoli a "gestire la frustrazione, l’angoscia, il limite, la punizione", chiaramente, ha aggiunto, "in maniera coerente con i dettami delle leggi che governano i diritti degli esseri umani".

Non saper gestire la frustrazione e gli insuccessi, dunque "non essere capaci a tollerare il ‘no’, il confine, il rifiuto, vuol dire essenzialmente essere dei disabili sociali", ha dichiarato Bruzzone.

Ha infine tirato una frecciatina ai genitori: "Ci sono situazioni in cui qualcuno, magari, non viene invitato al compleanno del compagno o della compagna di classe e si scatena l’inferno sulle chat dei genitori. Secondo me prima o poi, se dovesse tornare Dante, il girone dell’inferno ve lo dedicherà tutto. Perché è una roba agghiacciante".

Bruzzone spiega il ruolo del cervello nella gestione della frustrazione

In un post pubblicato a luglio, Roberta Bruzzone ha spiegato il ruolo che il cervello svolge nella gestione della frustrazione partendo dall’educazione. "Genitori, il cervello dei vostri figli non si educa a chiacchiere. Si allena. Educare non significa dire sempre sì. Significa costruire freni interni", ha scritto.

La parte del cervello deputata a questi meccanismi è la corteccia prefrontale. È questa che "permette a un figlio di fermarsi, pensare, scegliere, reggere la frustrazione e non trasformare ogni impulso in azione". Come si potenziano queste capacità? "Con limiti chiari, conseguenze coerenti, emozioni nominate, ‘no’ mantenuti, con errori riparati, adulti presenti", ha puntualizzato l’esperta.

Perché se una persona non impara fin da piccola che "non tutto ciò che prova deve diventare comportamento, da grande rischierà di scambiare ogni limite per un’offesa e ogni frustrazione per un’autorizzazione a esplodere", ha concluso Bruzzone.