Bruzzone svela ai genitori la "lezione migliore" da dare ai figli
Roberta Bruzzone spiega ai genitori la "migliore lezione" che possono dare ai loro figli e avverte su un rischio: "Così diventano predatori"
Educare un figlio è un percorso complesso, fatto di scelte quotidiane, limiti da stabilire e affetto da trasmettere. Sono componenti che, secondo Roberta Bruzzone, devono procedere insieme, senza che una finisca per prevalere sulle altre. La psicologa e criminologa sottolinea infatti come il compito di un genitore sia quello di accompagnare il figlio, fin dai primi anni di vita, verso la capacità di affrontare le difficoltà, accettare i propri errori e assumersi le conseguenze delle proprie scelte. È questa, a suo avviso, la "lezione migliore" che i genitori possono dare ai propri figli.
Bruzzone spiega la differenza tra genitorialità normativa e affettiva
"Nei primi anni, lasciar sbagliare i figli e far assumere loro le conseguenze è la lezione", ha dichiarato Roberta Bruzzone in un incontro pubblico ripreso in un reel Instagram.
La riflessione della psicologa è partita dalla distinzione tra genitorialità normativa e affettiva. "Siamo passati dall’epoca della cosiddetta genitorialità normativa alla cosiddetta genitorialità affettiva – ha spiegato -. Io ho 53 anni, all’epoca nostra era tutto ‘no’: non finivi la frase, era a prescindere ‘no’. Poi, lavorando alle costole (dei genitori) per mesi e mesi, forse un ‘ni’ lo strappavi, ma era già una conquista straordinaria".
Oggi invece, ha proseguito, "siamo nella cosiddetta genitorialità affettiva", un modello che privilegia la comprensione e la vicinanza emotiva. "Per carità, nulla di male nel dare anche quell’aspetto, ci mancherebbe altro. Ma se esiste solo quello non va bene, perché chiaramente non è vero che va bene tutto, non è vero che (i figli) hanno sempre ragione, e non è vero che non possono essere sempre contenuti".
Bruzzone ribadisce spesso quanto i ‘no’ dei genitori siano fondamentali nel percorso educativo, rappresentando le prime forme di contrasto che un bambino incontra, e che inevitabilmente generano frustrazione. E gestire la frustrazione non è una capacità che "impari improvvisamente quando c’ha 16 anni". A quel punto "la partita è persa", ha evidenziato la psicologa.
"Questo è un lavoro che va fatto nei primi tre, quattro, cinque anni di vita, in cui un bambino deve cominciare a capire che la frustrazione è una palestra emotiva. La corteccia prefrontale non si sviluppa se non sta nella frustrazione, queste sinapsi non si creano. Non nasciamo con quella capacità congenita", ha avvertito Bruzzone.
La "lezione" di Roberta Bruzzone ai genitori sui figli
Da qui nasce il messaggio che Bruzzone ha rivolto ai genitori: "Quindi dovete essere in grado di consentire ai vostri figli di sbagliare e di pagarne le conseguenze, fino al punto di riconoscere di essere in grado di rialzarsi con le proprie gambe". È questa, secondo Bruzzone, la radice dell’autostima, "non sei bello, sei buono, sei bravo".
L’autostima, è "quanto sei in grado di rimetterti in piedi quando sei col cu*o per terra. Quanto ti riconosci valore a prescindere da quello che gli altri hanno in mente di te. Quanto hai attribuito allo sguardo esterno la possibilità di riconoscerti un valore. E quanto invece ce l’hai tu dentro, quanto è diventato tuo e nessuno può strappartelo".
Bruzzone ha concluso: "Cosa pensate, che il valore uno se lo riconosca perché qualcuno gli fa le carezze, o perché si è guadagnato qualcosa con le unghie o con i denti? Dategli la possibilità di fallire, di riprovarci e di rimettersi in piedi a qualunque costo, altrimenti non avete prodotto degli esseri umani, avete prodotto dei predatori".