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Bruzzone: "Voti bassi? Genitori, così rendete figli disadattati"

Dai voti bassi al mancato invito a un compleanno, quali domande dovrebbero porsi i genitori? Bruzzone avverte: "Così rendete i figli disadattati"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Ci sono domande che un genitore preferirebbe non farsi perché potrebbero mettere in discussione il modo in cui sta educando il proprio figlio. Ma secondo la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone, proprio la capacità di interrogarsi e di guardare con onestà alle responsabilità dei propri figli rappresenta un passaggio fondamentale dell’educazione. Anche davanti ai voti bassi a scuola, dice, il genitore dovrebbe fermarsi prima di cercare un colpevole all’esterno: il problema è davvero l’insegnante oppure il ragazzo si è impegnato poco? Il rischio, avverte Bruzzone, è quello di trasformare la protezione in una giustificazione permanente, impedendo ai figli di confrontarsi con i propri limiti, con gli errori e con le inevitabili frustrazioni della vita. Una modalità educativa che, secondo la psicologa, può diventare la "strada maestra" per crescere "figli disadattati", incapaci di mettersi in discussione e convinti che, quando qualcosa va storto, la responsabilità sia sempre degli altri.

Quali sono le domande che i genitori dovrebbero porsi per Bruzzone

"Ci sono domande che i genitori temono di farsi riguardo ai propri figli. Però la scelta migliore è farsele e rispondere onestamente", ha dichiarato Roberta Bruzzone durante un intervento pubblico ripreso in un reel Instagram.

"Quindi non ci si deve lamentare se poi qualcuno arriva e ti dice: no, tu il genitore non lo sai fare e quindi i tuoi figli non li puoi educare", ha aggiunto la psicologa, sostenendo che il "problema è sempre lì": dare la possibilità ai figli di abituarsi alla frustrazione fin da piccoli.

Ma, ha osservato Bruzzone, oggi prevale "questa visione per cui il figlio va sempre protetto, va sempre giustificato, va sempre in qualche modo deresponsabilizzato".

Invece, ha spiegato, "il genitore dovrebbe porsi il problema: perché mio figlio non è stato invitato al compleanno degli amichetti? Perché davvero lo discriminano o perché c’è qualche altra spiegazione? È davvero un bambino che sta subendo ingiustamente un atteggiamento vessatorio o è un bambino che non sa stare con gli altri bambini e, giustamente, uno al suo compleanno non vuole uno che rompe le pa**e? La domanda ce la facciamo?".

E ancora: "Se ha preso un brutto voto, è veramente il professore che non sa insegnare o forse c’è un problema di scarso impegno? Ce la vogliamo fare qualche domanda in più prima di puntare il dito all’esterno e giustificare a qualunque costo il frutto del nostro investimento educativo?", ha affermato Bruzzone.

Bruzzone ai genitori: "Questa è la strada maestra per rendere i figli disadattati"

Secondo la psicologa, il "problema principale" è proteggere il proprio figlio a qualunque costo. Perché un bambino che cresce con la certezza che il genitore interverrà sempre per difenderlo e giustificarlo, avverte, rischia di non sviluppare l’abitudine a mettersi in discussione.

"Un bambino che sa che il genitore a prescindere lo proteggerà e lo giustificherà, è un bambino che non si mette mai nella condizione di mettersi in discussione. Tanto c’è l’adulto di riferimento che gli sta dicendo che è il resto del mondo che sbaglia, non lui".

Questa "è la strada maestra per diventare dei disadattati", ha concluso Roberta Bruzzone.