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Budel contro Crepet: la lezione ai giovani sui rischi dell'alcol

"Manca di empatia": lo scrittore Carlo Budel risponde al commento dello psichiatra Paolo Crepet e offre una lezione ai giovani sui rischi dell'alcol

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Lo scrittore Carlo Budel ha risposto a Paolo Crepet, che aveva commentato le sue rivelazioni pubbliche e quelle dell’alpinista Mauro Corona in merito ai problemi di alcolismo che stanno affrontando da anni. “Manca di empatia”, ha detto lo storico gestore della Capanna Punta Penìa sulla Marmolada parlando del noto psichiatra. E con il suo racconto ha offerto una lezione ai giovani sui rischi dell’alcol.

“Manca di empatia”: Budel replica alle critiche di Crepet

A Crepet dico: chi se ne frega? Io e Mauro Corona mica dobbiamo scalare l’Everest. Pur con i nostri problemi e le nostre debolezze, abbiamo comunque fatto qualcosa di buono. Io ho gestito un rifugio estremo per sette anni, ho scritto due libri di successo. Mauro Corona è un grande scultore, ha scritto libri bellissimi”.

Inizia così la replica di Carlo Budel alle parole di Paolo Crepet sulle pagine del Corriere del Trentino. In una precedente intervista, parlando di Budel e Corona, il noto psichiatra aveva sottolineato che le confessioni pubbliche su social e quotidiani in tema di dipendenze “non servono” e “non aiutano i giovani”.

“Perché puntare il dito contro di noi? – ha proseguito lo scrittore – Cerchiamo solo di sensibilizzare su un problema comune. Chi fa lo psichiatra dovrebbe avere più empatia“.

Budel e la sua lezione ai giovani sui rischi dell’alcol

Carlo Budel ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza per “aiutare” le persone e “sensibilizzarle” sui rischi dell’alcol, giovani in primis. Lo scrittore ha infatti raccontato di aver iniziato a bere da ragazzo: “All’inizio è stato come per tanti ragazzi oggi: bevi per divertirti, per sballarti. È dopo che diventa un vizio e poi una dipendenza“.

E ha avvertito: “La gente non lo sa, ma l’alcol è una droga a tutti gli effetti, una sostanza psicoattiva che fa danni peggiori dell’eroina. A Feltre, al Serd, ci hanno mostrato i dati: è la droga che al mondo uccide più persone, 20mila vittime ogni anno solo in Italia“.

Nel 2016 ha deciso di chiedere aiuto e non ha toccato alcolici per 6 anni. Fino al 3 luglio 2022, quando una valanga sulla Marmolada è costata la vita a 11 alpinisti. Una tragedia che è avvenuta sotto ai suoi occhi. “Quella sera mi sono versato una grappa e non mi sono più fermato – ha dichiarato Budel -. Il mio corpo era come se non avesse mai smesso di bere. Adesso sono tre mesi che non tocco un goccio di alcol e ho capito davvero che il mio percorso sarà questo per sempre: zero alcol, punto”.

Dopo la sua testimonianza, “mi hanno scritto decine e decine di persone – ha svelato lo scrittore -: tante bevono di nascosto e mi hanno detto che vorrebbero curarsi. Spiego a tutti che devono andare al Serd, farsi aiutare senza vergogna, essere onesti con se stessi“.

Come sensibilizzare i giovani sul tema dell’alcolismo (per Crepet)

Se non raccontando la propria esperienza diretta, qual è la migliore alternativa per sensibilizzare le nuove generazioni sui rischi dell’alcol? Secondo lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet sarebbe utile “andare a girare con un telefonino in un reparto di rianimazione di un ospedale e vedere cosa arriva per via dell’alcol, per far capire ad un ragazzo o a una ragazza cosa succede se si torna a casa alle quattro della mattina con venti spritz nello stomaco. Se ti va bene vai a finire in un fosso”, ha detto.

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