Salta al contenuto
Buono scuola nazionale, l'annuncio del ministro Valditara ANSA

Buono scuola nazionale, l'annuncio del ministro Valditara

Il ministro dell'Istruzione e del Merito, in un'intervista, ha dato una notizia sul Buono scuola nazionale e ha parlato anche di integrazione

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha rilasciato un’intervista a Il sussidiario in cui ha parlato di vari temi che riguardano la scuola, anche in vista della riapertura a settembre. Giuseppe Valditara ha annunciato una novità sul Buono scuola nazionale, ma ha anche toccato gli argomenti dell’educazione sessuale a scuola e dell’integrazione.

La novità sul Buono scuola nazionale

Riguardo al Buono scuola nazionale, il ministro dell’Istruzione ha spiegato che "dovrà essere sempre più rafforzato, dev’essere considerato un pilastro del nostro sistema formativo".

Sulla possibilità che questa agevolazione diventi strutturale, Valditara ha chiarito di aver "fortemente sostenuto il buono scuola come simbolo di un’autentica libertà educativa delle famiglie", per questo motivo l’idea è quella di renderlo ancora più utile.

Cos’è il Buono scuola nazionale

Il Buono scuola nazionale è un contributo economico statale, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, sotto forma di voucher fino a un massimo di 1.500 euro per studente, pensato per aiutare le famiglie a pagare le rette delle scuole paritarie.

Proprio sul ruolo di questo tipo di istituti di formazione, il ministro ha affermato che "devono saper esprimere modelli educativi e formativi anche coraggiosamente diversi dalla scuola statale. È nell’interesse di tutto il sistema pubblico di istruzione che la scuola paritaria, con la sua autonomia, contribuisca a individuare soluzioni didattiche innovative".

Le parole di Valditara sull’integrazione

Un’altra sfida per la scuola riguarda l’integrazione. A tal proposito, Valditara ritiene che bisogna capire ciò che si vuole.

"Ci basta l’inclusione, ossia mettere tutti nella stessa classe accettando qualsiasi stile di vita e modello valoriale? Questo è il multiculturalismo. Il modello americano – ha detto – avviato alla fine degli anni 70 del secolo scorso e fondato sul multiculturalismo si è rivelato fallimentare".

"L’inclusione è l’obiettivo per un ragazzo con disabilità: vuol dire inserirlo in un contesto che gli consenta di valorizzare appieno i suoi talenti. Prendiamo invece il caso di una studentessa straniera che porta il niqab – ha aggiunto – di studenti che appartengano a un contesto culturale in cui si ritiene che la donna sia inferiore all’uomo. In questo contesto la semplice inclusione e quindi il multiculturalismo sono negativi".

Per il ministro "occorre un modello che sappia integrare sulla base di alcuni valori fondamentali e condivisi, che sono quelli del patto costituente". Valditara pone l’attenzione sul problema della lingua e sulle classi in cui "la maggioranza dei ragazzi non conosce l’italiano o lo conosce poco e non conosce i valori di riferimento della nostra società, il successo formativo e il senso di appartenenza alla comunità scolastica non vengono raggiunti. Si creano così le premesse per i futuri "maranza", per l’esclusione sociale o per fenomeni di integralismo religioso. Sono i fatti di cronaca che conosciamo tutti".

Per evitare queste situazioni, "servono contesti che favoriscano in modo mirato l’apprendimento della lingua italiana". Il ministero ha già avviato una serie di azioni come l’assunzione di mille docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri neoarrivati e lo stanziamento di 13 milioni di euro per il potenziamento dello studio dell’italiano per i giovani stranieri.

Valditara sull’educazione sessuale a scuola

Il titolare di viale Trastevere ha anche trattato il tema dell’educazione sessuale spiegando che "in piena coerenza con l’ideologia woke, si vogliono introdurre le teorie gender, fondate sul presupposto che l’identità di genere non abbia un fondamento biologico, ma solo culturale".

"Secondo questa impostazione, l’identità maschile o femminile dipenderebbe dalle influenze culturali a cui è soggetto il bambino: ci si potrebbe sentire maschio se si è femmina, o viceversa, maschio e femmina insieme, o un terzo o quarto genere. Tutto questo rischia di creare nel bambino una confusione molto pericolosa sulla sua identità", ha detto.

La legge sul consenso informato avrebbe proprio l’obiettivo di "evitare che associazioni che in passato hanno avuto evidenti scopi di strumentalizzazione e indottrinamento possano turbare lo sviluppo equilibrato dei bambini insegnando le cosiddette teorie gender all’asilo e alle elementari. Insomma: no ai lavaggi del cervello".