Cade il divieto di educazione sessuale alle medie: cosa cambia
Con un nuovo emendamento, anch'esso presentato dalla Lega, cade il divieto di educazione sessuale previsto per le scuole medie: ecco cosa cambia
Dopo le polemiche, la Lega fa marcia indietro: arriva lo stop al divieto di educazione sessuale nelle scuole medie. Un nuovo emendamento al disegno di legge Valditara, sempre a firma del Carroccio, annulla quello precedente che impediva di affrontare il tema della sessualità nella scuola secondaria di primo grado. Ma cosa cambia concretamente?
- Perché non c'è più il divieto di educazione sessuale alle medie
- Cosa cambia per l'educazione sessuale a scuola
- La polemica sull'educazione sessuale nelle scuole
Perché non c’è più il divieto di educazione sessuale alle medie
Il 10 novembre è iniziata alla Camera la discussione del ddl Valditara sul consenso informato delle famiglie, che, tra le altre cose, prevede il via libera dei genitori per far partecipare gli studenti ai corsi di educazione sessuale organizzati nelle scuole. Ebbene, durante la seduta, la deputata leghista Giorgia Latini ha presentato un nuovo emendamento al disegno di legge che di fatto cancella l’altro emendamento, da lei firmato a ottobre, che vietava l’educazione sessuale alle medie. Un emendamento che aveva sollevato numerose polemiche, non solo da parte delle opposizioni, ma anche di insegnanti e professionisti di vario titolo.
Rossano Sasso, deputato della Lega relatore del provvedimento, ha giustificato così il dietrofront del suo partito: “Puntiamo a fare chiarezza. Noi non siamo quelli che vogliono vietare che in classe si parli di affetto e rispetto, dunque abbiamo optato per una modifica normativa alla luce della strumentalizzazione in atto”.
Cosa cambia per l’educazione sessuale a scuola
Per fare chiarezza: l’emendamento è uno strumento utilizzato per apportare modifiche a un disegno di legge durante la discussione in aula, dunque prima che la norma venga approvata. Il nuovo emendamento al ddl Valditara, al comma 5 dell’articolo 1 sostituisce le parole “per la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado” con le seguenti “per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria”.
Questo significa che, se tutto resta invariato, quando verrà approvata la legge sul consenso informato in ambito scolastico promossa dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, l’educazione sessuale sarà vietata alla scuola dell’infanzia e alla primaria. Corsi sulla sessualità e affettività potranno invece essere svolti alle medie e alle superiori previo consenso delle famiglie. Gli studenti che non riceveranno l’ok dei genitori, non potranno comunque seguire le lezioni.
Il disegno di legge dovrebbe essere approvato alla Camera nel corso di questa settimana, dunque entro venerdì 14 novembre. Dopodiché, approderà in Senato per il via libera definitivo.
La polemica sull’educazione sessuale nelle scuole
L’emendamento della Lega al ddl Valditara sul divieto dell’educazione sessuale alle medie era stato accolto da una valanga di polemiche. Sul tema si erano espressi anche molti insegnanti, tra questi Enrico Galiano e Vincenzo Schettini, ma anche medici, come l’infettivologo Matteo Bassetti, e altri professionisti, fra cui il pedagogista Daniele Novara.
“Alla fine, la destra è stata costretta a tornare indietro. Dopo settimane di polemiche, critiche da parte del mondo della scuola, delle associazioni, degli psicologi e di chiunque avesse a cuore la formazione dei ragazzi, cade il divieto di introdurre percorsi di educazione sessuale nelle scuole secondarie di primo grado”, ha commentato la deputata Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.
“È una marcia indietro evidente – ha proseguito la parlamentare dem -, un passo obbligato dopo le proteste unanimi contro una misura priva di senso, ideologica e dannosa”. E ancora: “L’educazione affettiva e sessuale non è un capriccio ideologico: è prevenzione, è cultura del rispetto, è protezione per i nostri giovani. Oggi la destra è costretta a riconoscerlo”, ha concluso Manzi.
Resta la critica al consenso informato delle famiglie, che per la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti ” è uno strumento antiscientifico e anticostituzionale che consente alle famiglie di negare un diritto ai loro figli”. Parlando di educazione sessuale alle medie e alle superiori solo dopo l’ok dei genitori, “si nega a bambini e bambine, ragazzi e ragazzi un diritto individuale a una corretta istruzione demandandola alle scelte dei genitori che possono essere condizionate da limiti culturali o da pregiudizi religiosi”, ha evidenziato.
“Così le classi si spaccano: chi resta ad ascoltare e chi deve uscire perché mamma o papà non sono d’accordo. Un’educazione a metà, un diritto trasformato in privilegio per chi ha famiglie illuminate”, ha commentato la deputata del M5s Stefania Ascari.
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