Caldo e rendimento degli studenti, l'allarme degli scienziati
Uno studio ha confermato che il caldo influisce negativamente sull'apprendimento degli studenti in tutto il mondo, gli scienziati lanciano l'allarme
Il cambiamento climatico con l’aumento delle temperature in tutto il mondo è un problema anche per quanto riguarda la scuola e l’apprendimento degli studenti. Uno studio ha infatti dimostrato che il caldo ha influenze negative sul rendimento scolastico dei giovani. Gli scienziati hanno lanciato un allarme sui rischi futuri.
Perché il caldo peggiora il rendimento degli studenti
Il climate change potrebbe essere tra le cause delle pagelle scarse con voti particolarmente bassi in matematica. È l’allarme lanciato da un team di scienziati tramite uno studio pubblicato su Plos Climate.
L’impatto delle alte temperature sul rendimento scolastico degli studenti viene definito dagli autori della ricerca “profondamente significativo”, influendo sui risultati scolastici, intellettuali e professionali. “Questa ricerca evidenzia una conseguenza critica e poco riconosciuta del cambiamento climatico”, ha evidenziato Santamouris della School of Built Environment dell’Unsw. “Lo stress da calore – ha continuato – non ha solo un impatto sulla salute fisica, ma compromette anche l’equità educativa e compromette il potenziale umano”.
La ricerca ha confermato che l’esposizione prolungata al caldo, per diversi anni scolastici, porta a un calo misurabile del rendimento scolastico.
Inoltre, gli esperti hanno rilevato che gli studenti provenienti da contesti a basso reddito e appartenenti a minoranze sono fino a 3 volte più colpiti dalla perdita di apprendimento dovuta al caldo. Secondo quanto emerso dalla ricerca, gli studenti dei Paesi più poveri subiscono perdite cognitive significativamente maggiori rispetto a quelli dei paesi più ricchi.
In generale, avvisano gli scienziati, “senza interventi il cambiamento climatico potrebbe ridurre il rendimento scolastico degli studenti fino al 10% entro il 2050 in alcune regioni”.
Le strategie di adattamento contro il caldo estremo
I ricercatori hanno anche esaminato strategie di adattamento, tra cui l’aria condizionata, che potrebbe compensare il 73% della perdita cognitiva correlata al caldo, e una migliore ventilazione e tecnologie di raffrescamento urbano.
L’accesso a queste misure, però, rimane disomogeneo, in particolare nelle comunità svantaggiate. “Le tecnologie di raffreddamento devono essere rese accessibili a tutti gli studenti, non solo a quelli delle aree più ricche”, ha sottolineato Santamouris. “Altrimenti, il cambiamento climatico continuerà ad ampliare il divario educativo e sociale”.
Per intervenire sull’aumento delle temperature, il team di scienziati ritiene necessaria un’azione politica urgente che integri la resilienza climatica nella pianificazione delle infrastrutture educative, ovvero dando priorità alla mitigazione del calore nella progettazione delle scuole, ampliando l’accesso alle tecnologie di raffreddamento e sostenendo ulteriori ricerche sugli impatti cognitivi degli stress ambientali.
Lo studio su caldo e studenti
Lo studio pubblicati su Plos Climate ha misurato l’effetto cumulativo delle aule surriscaldate da stagioni roventi sulle performance scolastiche.
L’analisi è stata condotta da Konstantina Vasilakopoulou dell’australiano Royal Melbourne Institute of Technology (Rmit) e da Mat Santamouris dell’University of New South Wales (Unsw).
Lo studio è consistito in una revisione sistematica dei dati di quasi 14,5 milioni di studenti in 61 Paesi e ha permesso di rilevare che l’esposizione prolungata al caldo urbano, e a temperature elevate in particolare negli ambienti scolastici, compromette significativamente le prestazioni cognitive degli studenti.
Gli effetti sono una riduzione della loro capacità di apprendere e assimilare le conoscenze, con un impatto maggiore su compiti complessi come la matematica rispetto a quelli più semplici come la lettura. Inoltre le alte temperature aumentano anche i rischi per la salute mentale e le disuguaglianze educative. E le conseguenze risultano appunto essere sproporzionate sulle popolazioni vulnerabili e a basso reddito.