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Caldo e ritorno a scuola, il Codacons lancia una provocazione iStock

Caldo e ritorno a scuola, il Codacons lancia una provocazione

Il Codacons evidenzia il rientro degli studenti in classi eccessivamente calde e preme sulla necessità di interventi per raffrescare gli ambienti

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Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il caldo estremo dell’estate 2026 non accenna a diminuire e le scuole si riaprono con temperature in città ancora sopra i 30°C. Il problema già emerso a fine anno scolastico 2025/2026 torna protagonista anche con il ritorno in classe degli studenti. Negli istituti scolastici gli ambienti sono troppo afosi e la maggior parte sono privi di sistemi di raffrescamento. Insegnanti e alunni sono messi a dura prova e il Codacons ha lanciato una provocazione per stimolare interventi tempestivi.

La provocazione del Codacons

Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale del Codacons, ha posto il problema che se uno studente deve passare ore in un’aula bollente mentre a pochi metri qualcuno lavora con il climatizzatore acceso, c’è una palese ingiustizia.

L’associazione ha quindi invitato l’assessore regionale all’Istruzione della Regione Siciliana, l’Ufficio Scolastico Regionale, i sindaci e i dirigenti scolastici a spegnere i condizionatori dei propri uffici fino a quando le aule non saranno dotate di adeguati sistemi di raffrescamento.

Il giurista ha evidenziato che se le attuali condizioni di caldo sono ritenute accettabili per gli studenti e il personale docente, devono esserlo anche per chi siede dietro una scrivania negli uffici.

"Spegnete i climatizzatori dei vostri uffici quando studenti, docenti e personale scolastico sono costretti a stare in aule prive di adeguati sistemi di raffrescamento. Se quelle condizioni sono considerate accettabili per chi studia e lavora nella scuola, devono esserlo anche per chi sta negli uffici. Se invece non lo sono, bisogna intervenire", si legge nella nota.

La proposta dell’Anief

Ad accendere i riflettori sull’impossibilità per studenti e personale scolastico di restare ore in edifici con temperature estreme è anche l’Anief, associazione nazionale insegnanti e formatori.

"Nelle scuole stanno riprendendo le lezioni: poiché nel 95% delle classi italiane manca qualsiasi genere di climatizzazione, le temperature particolarmente alte renderanno molto difficile il regolare svolgimento delle attività didattiche", è l’allarme dell’Anief.

L’associazione ricorda "che i 200 giorni minimi l’anno, previsti dalla legge, possono essere ridotti con ordinanza dei sindaci per motivi eccezionali, ad esempio per tutelare la salute di studenti e personale scolastico se il dirigente scolastico non riesce ad assicurarla in base all’aggiornamento del dvr (il documento di valutazione dei rischi)".

Il presidente del sindacato, Marcello Pacifico, ha quindi confermato la richiesta di posticipare l’avvio delle lezioni scolastiche e di intervenire attraverso l’adozione di disposizioni istituzionali già previste dalla normativa vigente.

Anief ha anche segnalato che "in Italia si hanno giorni di lezioni in più rispetto alla media europea e ore di lezione maggiori a carico dei docenti. Quindi, bisogna aprire una seria riflessione anche su questo, oltre che capire per quale motivo rispetto ai miliardi stanziati dal MiM, in molte scuole, specialmente al Sud, non sono stati assegnati o realizzati gli interventi programmati per capire come intervenire e climatizzare le stesse strutture scolastiche".

I fondi del ministero per il raffrescamento delle aule

Intanto il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con l’Avviso numero 63557 del 4 settembre 2026, ha messo a disposizione delle scuole statali 20 milioni di euro provenienti dal decreto ministeriale numero 179 del 2 settembre 2026.

Questi fondi sono diretti proprio all’acquisto, installazione e avvio di dispositivi di raffrescamento e miglioramento climatico nelle aule e negli altri spazi dedicati alla didattica.

Tutte le scuole statali, in base alle loro effettive necessità, possono fare richiesta ma gli interventi devono riguardare edifici pubblici che non devono essere di nuova costruzione, non devono aver ricevuto fondi per l’efficienza energetica nei cinque anni precedenti e non devono essere già dotati di impianti per il trattamento dell’aria.

Le domande possono essere inviate dai dirigenti scolastici dalle ore 9:00 del 7 settembre alle ore 14:00 dell’11 settembre 2026 attraverso il portale SIDI.

L’assegnazione avverrà in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande, le scuole riceveranno subito un acconto del 70% del contributo, mentre il saldo del restante 30% sarà versato solo dopo la rendicontazione finale delle spese.