Caldo record, c'entrano le "scie chimiche"? Lezione di Schettini
La lezione di prof Vincenzo Schettini sulle cosiddette "scie chimiche" e il caldo record di quest'estate: "Non c'è nessun mistero da risolvere"
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Con l’estate segnata da intense ondate di calore, soprattutto sui social è tornata a circolare una teoria che collega il caldo record alle cosiddette "scie chimiche", ovvero presunte sostanze rilasciate dagli aerei per alterare il clima. A questa teoria ha dedicato una video lezione Vincenzo Schettini, il celebre prof de La fisica che ci piace. Partendo dalle domande e dai commenti ricevuti dai suoi follower, Schettini ha spiegato il fenomeno delle scie aeree attraverso la fisica e ha proposto un esperimento per dimostrare quanto sia irrealistico da un punto di vista scientifico ipotizzare che gli aerei trasportino e disperdano sostanze chimiche nell’aria.
- Schettini spiega cosa sono le scie lasciate dagli aerei con la fisica
- L'esperimento di prof Schettini sulle "scie chimiche"
- Perché le "scie chimiche" non c'entrano con il caldo: la lezione di Schettini
Schettini spiega cosa sono le scie lasciate dagli aerei con la fisica
Durante l’estate, Vincenzo Schettini ha dedicato numerosi video al caldo record che ha segnato l’estate 2026. Sotto a questi contenuti sono stati pubblicati vari commenti del tipo: "Prof, questa è colpa delle scie chimiche". Da qui la decisione del docente di realizzare una video lezione per chiarire perché questa teoria non abbia alcun fondamento scientifico. Per farlo, è partito da cosa sono le scie che vediamo nel cielo quando passa un aereo, che, ha ricordato, "la fisica chiama scie di condensazione".
L’insegnante ha spiegato: "In atmosfera, cioè nell’aria, c’è vapore acqueo. I motori dell’aereo producono gas di scarico, ovvero producono pulviscolo dovuto al carburante e vapore acqueo". Quando un aereo vola a circa 10 chilometri di quota, incontra temperature estremamente basse. In queste condizioni, "il vapore acqueo di scarto (cioè proveniente dall’aereo) gela subito e si formano dei cristalli di ghiaccio". Questi cristalli, "insieme al pulviscolo, innescano il congelamento del vapore acqueo che è già presente in atmosfera". In gergo tecnico, ha precisato Schettini, si dice che "gli scarti dell’aereo fanno da centri di nucleazione, cioè sono il nucleo di partenza attorno al quale inizia a gelare il vapore acqueo già presente in atmosfera".
Dunque, la scia bianca che vediamo nel cielo "è semplicemente fatta da vapore acqueo che è già presente in atmosfera che si è congelato", non da "sostanze estranee, chimiche, strane che l’aereo espelle".
L’esperimento di prof Schettini sulle "scie chimiche"
Dopo aver spiegato il fenomeno delle scie di condensazione, Schettini ha preso in considerazione anche l’ipotesi delle cosiddette "scie chimiche" per verificare se sia plausibile, da un punto di vista scientifico, che un aereo possa trasportare e poi rilasciare in atmosfera una quantità tale di sostanze da generare una scia.
Il professore immagina una scia lunga 100 chilometri, larga e spessa 100 metri, e dunque con un volume di un miliardo di metri cubi. Per essere visibile a occhio nudo, dice Schettini, la scia dovrebbe avere una densità di almeno 0,3 grammi per metro cubo. Un valore comunque molto basso, perché significa che sarebbe "100 volte meno densa del fumo di sigaretta".
Anche in queste condizioni, però, i calcoli portano a una quantità enorme di materiale: "Servirebbero 300 tonnellate di polvere da mettere nell’aereo", ha puntualizzato il professore. E si tratta, ha ricordato, dell’ipotesi di una scia lunga "solo" 100 chilometri.
Una tratta reale, come Bari – Milano, è lunga circa mille chilometri. E un aereo a pieno carico, passeggeri compresi, "pesa circa 350 tonnellate al decollo", di cui "150 tonnellate sono soltanto quelle di carburante". Quindi, "per creare anche solo una frazione di queste nuvole chilometriche non basterebbe lo spazio di 10 aerei".
Da qui la sua conclusione: "Non c’è nessun mistero da risolvere: l’ipotesi delle scie chimiche rende tutto fisicamente non spiegabile".
Perché le "scie chimiche" non c’entrano con il caldo: la lezione di Schettini
Dunque, "la teoria secondo cui le scie chimiche stiano contribuendo a riscaldamento globale, veleni e cose varie, non regge", ha detto Schettini.
E ha concluso: "Tutte queste ondate di calore, questo calore asfissiante che continua ancora ancora ancora, hanno un’unica spiegazione: il cambiamento climatico. Questo ce lo dice la scienza, ce lo dice la fisica. Poi siete liberi di rimanere del vostro parere, ma ricordatevi che rimane un parere. E purtroppo, quando si tratta di scienza, non si può andare avanti con i pareri, bisogna andare avanti con i fatti".