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Canti di Natale dei bimbi, polemiche nelle scuole italiane iStock

Canti di Natale a scuola, polemiche in Italia: cosa è successo

In diverse città italiane hanno fatto discutere le scelte di alcuni istituti scolastici riguardo alle celebrazioni natalizie degli studenti

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Nel periodo di Natale ci sono sempre polemiche riguardo al modo in cui alcuni municipi oppure le scuole decidono di festeggiare la ricorrenza. C’è chi sceglie di installare luminarie con particolari scritte, chi opta per un presepe rivisitato, chi non vuole proprio allestirlo e chi litiga sull’albero. Quest’anno, in diverse città italiane, le discussioni si sono concentrate anche sui canti natalizi fatti intonare dai bambini.

Le polemiche sui canti di natale nelle scuole

In una scuola di Milano, è nata una polemica dopo che un genitore ha scritto al giornalista Nicola Porro raccontando che nella scuola del figlio un coro di 180 bambini avrebbe intonato una canzone sui bambini palestinesi cantata interamente in arabo.

A insorgere, in questo caso, è stato Rossano Sasso, deputato della Lega e capogruppo in Commissione Scienza, Cultura e Istruzione.

“Dopo gli ormai numerosi casi in cui è sparita la parola ‘Gesù’ dal testo delle canzoni e delle recite scolastiche, dopo i presepi negati, arriva la canzone di Natale cantata completamente in arabo”, ha detto l’onorevole.

In Emilia-Romagna, invece, si discute perché, in una canzone natalizia tradizionale, è stata eliminata la parola Gesù.

Come riporta La Repubblica, la scuola San Giovanni Bosco di Reggio Emilia ha modificato il “Din Don Dan”, la versione nostrana di Jingle Bell, con il simile scopo di offrire sia testi adattati alle religioni di tutti gli alunni sia per mandare, in tempi di guerra, un messaggio di pace.

Nel brano, la parola Gesù, è stata omessa in un paio di strofe trasformando la frase “aspettando quei doni che regala il buon Gesù” in “aspettano la pace e la chiedono di più”. Anche il verso “oggi è nato il buon Gesù” è stato modificato in “oggi è festa ancor di più”.

Sempre secondo la Lega si tratterebbe di una “scelta sbagliata, ideologica e profondamente diseducativa”.

Alessandro Rinaldi, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale a Reggio Emilia, ha sostenuto che “censurare Gesù dalle canzoni di Natale nelle scuole sia una deriva inaccettabile”.

Episodi simili si sono verificati anche a Castel Goffredo o a Magliano in Toscana dove la strofa è diventata “i bimbi di quaggiù aspettando qui doni che regala il buon Natale”.

Il caso dell’asilo in Brianza

Il dito è stato puntato anche contro un asilo di Carate Brianza. In questo caso, la colpa delle maestre sarebbe stata quella di proporre un canto natalizio dei bambini, da intonare per gli ospiti di una Rsa, non religioso.

Il motivo della proposta sarebbe stato quello di coinvolgere tutti i piccoli indipendentemente dall’origine o il credo delle famiglie.

L’idea però sembra non aver convinto molte persone con una polemica tra social, genitori e politici che ha portato a intervenire anche l’europarlamentare leghista Silvia Sardone.

Secondo la politica si tratta di un tentativo “di cancellare le nostre radici cristiane“. Di diverso avviso è stato il sindaco di Carate che ha definito la discussione di “basso livello” e ha chiesto a tutti di smettere di strumentalizzare le canzoni di Natale.

Secondo molti, le decisioni di queste scuole cantare in arabo o togliere riferimenti religiosi dai brani è solo un modo per includere tutti i bambini di qualsiasi fede o etnia e inviare messaggi di pace e solidarietà ai popoli in conflitto.