Caos primo appello Medicina: 11 dicembre proteste in tutta Italia
Proteste in tutta Italia dopo la pubblicazione dei risultati del primo appello di Medicina: la mobilitazione nazionale è indetta per l'11 dicembre
Caos dopo il primo appello del semestre filtro di Medicina che si è svolto il 20 novembre. L’Unione degli universitari (Udu) ha lanciato una mobilitazione per l’11 dicembre contro la nuova modalità di accesso alle facoltà mediche introdotta dalla riforma Bernini, definendo i risultati della prima sessione d’esame “un disastro annunciato”. L’associazione studentesca ha annunciato che saranno organizzate proteste in tutta Italia. Anche la Flc Cgil sarà in piazza al fianco dell’Udu.
11 dicembre proteste in tutta Italia per i risultati del primo appello di Medicina
“Nelle scorse settimane abbiamo acceso i riflettori sull’inadeguatezza del semestre filtro. Il Governo continua a fare finta di nulla e il Ministero si vanta di aver promosso un’innovazione storica. Nel frattempo, migliaia di studenti sono lasciati senza certezze, senza correzioni ufficiali, nell’indecisione se sostenere il prossimo appello o meno. Contro tutto questo ci mobilitiamo. 11 dicembre in piazza”.
Così l’Udu ha lanciato una mobilitazione nazionale per giovedì 11 dicembre contro il semestre filtro e le “scelte scellerate” del Governo Meloni. L’appuntamento è alle ore 15 in piazza Vidoni a Roma, ma l’associazione ha spiegato che saranno organizzati presidi in tutta Italia.
La protesta è stata indetta dopo la pubblicazione dei risultati del primo appello del semestre filtro di Medicina, in cui il numero dei bocciati ha superato di gran lunga quello dei promossi.
Il ministero dell’Università non ha ancora diffuso i dati ufficiali delle prove, ma da quelli provenienti dagli atenei è possibile tracciare un primo bilancio: solo tra il 10 e il 15% dei partecipanti ha superato tutti e tre gli esami (Fisica, Chimica e Biologia) propedeutici all’ammissione alla facoltà di Medicina. Condizione questa necessaria per entrare nella graduatoria nazionale, dalla quale saranno selezionati tanti studenti quanti sono i posti disponibili nelle università statali italiane (19.707).
Al momento, dunque, solo tra i 5.000 e i 7.500 studenti sarebbero ammessi alla graduatoria. Si tratta di numeri inferiori ai posti a disposizione negli atenei, con il rischio che il numero chiuso non venga raggiunto.
Adesso gli aspiranti camici bianchi avranno il secondo appello per rimediare, che si svolgerà il 10 dicembre. Alla sessione parteciperanno anche coloro che non hanno fatto gli esami il 20 novembre e chi ha deciso di rifiutare uno o più voti ottenuti al primo appello.
Perché Udu e Cgil contestano il semestre filtro
“La prima prova ha reso evidente un rischio concreto: potrebbero non riempirsi tutti i posti disponibili a causa dei risultati disastrosi“, hanno spiegato da Udu.
L’Unione degli studenti ha proseguito: “Ci siamo mossi contro le irregolarità e le violazioni del diritto allo studio. Abbiamo inoltrato una diffida per mantenere i voti migliori e chiesto di vedere le correzioni”. A finire nel mirino dell’organizzazione, tra le altre cose, c’è la disposizione normativa che prevede che i partecipanti al primo appello possono rifiutare il voto e rifare il test nel secondo appello, senza possibilità di mantenere la valutazione.
Ciò che si contesta è anche il fatto che questa scelta debba essere fatta “al buio”, ovvero “senza alcuna graduatoria, senza dati ufficiali e senza la possibilità di valutare la propria reale posizione“. L’Udu chiede che sia data agli studenti la possibilità di scegliere il punteggio migliore ottenuto in ciascuna prova nei due appelli a disposizione.
“Nel frattempo continuano le procedure per il reclamo al Ceds nell’attesa delle graduatorie per avviare il ricorso collettivo”, hanno concluso. L’Udu, infatti, ha raccolto circa 5.000 firme per presentare un ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali.
La Flc Cgil ha annunciato che parteciperà alla mobilitazione organizzata da Udu. La sigla sindacale, che ha definito il semestre filtro “una selezione ingiusta e mascherata“, ha spiegato: “Un gran numero di studenti e studentesse rischiano di veder sprecato un anno di studio e frequenza, con il sovrappiù di uno stress ancora maggiore di quello prodotto dal vecchio sistema di accesso”.
Anche l’iscrizione ai corsi affini, il cosiddetto “piano B” per chi non riesce a entrare a Medicina, ha come condizione necessaria quella di superare tutti e tre gli esami del semestre filtro. Infatti, potranno immatricolarsi solo coloro che entrano nella graduatoria nazionale ma non raggiungono una posizione utile per l’accesso a Medicina.
“È ora di dire basta a un sistema che gioca con il futuro dei giovani“, ha concluso la Flc Cgil.