Caos primo appello Medicina, interviene il Codacons
Il Codacons ha annunciato un ricorso collettivo al TAR Lazio dopo il caos avvenuto durante il primo appello del semestre filtro di Medicina
In merito al caos successo durante il primo appello del semestre filtro di Medicina, anche il Codacons ha deciso di intervenire per sostenere gli studenti che si sono cimentati in uno o più test previsti dalla riforma Bernini. L’associazione in difesa dei consumatori ha deciso di aprire un ricorso collettivo, dopo che il ministero dell’Università e della Ricerca ha annunciato provvedimenti per i responsabili: ecco cosa chiede il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori.
Cosa è successo durante il primo appello di Medicina
In una nota resa pubblica sui suoi canali, il Codacons ha ricordato le tante irregolarità, anche gravissime, avvenute durante il primo dei due appelli del nuovo test d’ingresso a Medicina. L’associazione, nata nel 1986 per tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti, anche attraverso azioni giudiziarie, ha riportato tutta una serie di eventi avvenuti durante questi esami, che sono stati riportati dai principali quotidiani nazionali.
Si parla di telefoni che si sono messi a squillare “senza alcuna conseguenza, copiature da smartwatch e dispositivi elettronici, foto e video dei test diffusi online prima del termine, perfino risposte già completate quando il tempo non era ancora scaduto”. Inoltre, in alcune sedi d’esame i “candidati hanno potuto chiacchierare liberamente e ricevere suggerimenti, mentre in altre è spuntato addirittura un walkie-talkie nascosto sotto una sciarpa”.
Il Codacons parla di una prova “irrimediabilmente alterata”. Come riferito dall’associazione in difesa dei diritti dei consumatori, degli utenti e dell’ambiente, in questi casi utilizzare i telefoni è severamente vietato. Eppure durante il primo appello del semestre filtro sono stati diversi gli studenti che hanno potuto “consultare ChatGPT, comunicare con l’esterno, scambiarsi soluzioni nelle chat e condividere in tempo reale i quesiti”.
Alla luce di questi fatti denunciati subito dopo gli esami, per il Codacons risulta assolutamente “evidente che ciò abbia falsato l’intero impianto della selezione, producendo un vantaggio indebito per alcuni a danno di chi ha affrontato l’esame correttamente”.
Il ricorso collettivo del Codacons
Secondo il Codacons non sono sufficienti le parole della ministra Anna Maria Bernini e della presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), che hanno detto di voler “annullare le prove solo per chi verrà individuato come responsabile“. Si tratta per il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori di una soluzione “ingiusta e inefficace” perché “non sarà possibile identificare tutti i trasgressori, né ricostruire la rete di scambi, messaggi e comunicazioni avvenuti durante l’esame”.
Il risultato di queste azioni sarà “una graduatoria profondamente distorta, in cui gli studenti che hanno beneficiato della frode scalzerebbero candidati più preparati, in palese violazione del principio del merito”. Il Codacons, allora, ha deciso di intervenire, promuovendo “un ricorso collettivo al TAR Lazio per chiedere l’annullamento dell’intera prova e la sua ripetizione, nell’interesse di tutti gli studenti che hanno sostenuto l’esame onestamente e per garantire una selezione realmente meritocratica”.
Per partecipare all’azione collettiva è stato predisposto un modulo da compilare online.
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