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Caso docenti "teach tokers": chiesto l'intervento di Valditara

I docenti "teach tokers" sono diventati un caso in Italia: chi sono e perché c'è chi ha chiesto l'intervento del ministro dell'Istruzione Valditara

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il fenomeno dei docenti “teach tokers” sta suscitando un acceso dibattito. Ma chi sono e perché c’è chi ha chiesto l’intervento del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per normare la loro attività?

Chi sono i docenti “teach tokers”

“Teach tokers” è un neologismo nato dalla fusione tra le parole ‘teach’ (insegnare) e ‘tiktokers’, come vengono chiamati i creator attivi su TikTok. Si tratta di insegnanti che utilizzano i social media, in particolare TikTok ma anche Instagram e Facebook, per condividere contenuti legati alla loro attività didattica. Video, stories e reel girati in classe diventano virali, conquistando sul web un pubblico sempre più ampio.

Questa tendenza ha sollevato interrogativi sulla legittimità e sull’etica di tali pratiche. Le principali accuse rivolte agli insegnanti influencer possono essere ridotte a tre: producono contenuti per i propri profili social mentre fanno lezione; filmano i propri studenti; trasformano un luogo istituzionale come la scuola in un set.

“Divulgo il mio metodo affinché possa aiutare altri docenti. Il mio non è spettacolo, è ludodidattica“, ha sottolineato, come riportato da La Stampa, la prof Rosita Barbella, che conta quasi 450mila follower su TikTok. La docente ha specificato di “essere autorizzata, in forma scritta e protocollata, dal Dirigente Scolastico a filmare in classe”.

“A scuola uso i social per far fiorire il seme che c’è dentro ogni bambino – ha raccontato il maestro Gabriele Camelo (170mila follower su Instagram) -. Sono laureato in Pedagogia della comunicazione. Raccontare le emozioni e condividerle è terapeutico. I bimbi crescono con l’uso dei video e da soggetti raccontati diventano protagonisti: imparano a fare i piccoli giornalisti“.

Perché si chiede l’intervento del ministro Valditara contro i “teach tokers”

“Abbiamo davvero bisogno dei ‘prof più amati dei social‘?”, si è domandato in un post diventato virale Dario Dalì, responsabile didattico del Gruppo Mondadori. In risposta, c’è chi ha chiesto “l’intervento del ministro Valditara affinché detti regole e ordine“, e chi pensa che le scuole debbano adottare “una chiara social media policy” a tutela dell’istituzione scolastica, degli studenti e della professionalità dei docenti.

Un’altra utente ha commentato: “Ma anche il fatto di filmarsi e caricare online una lezione o una sua parte, siamo sicuri che sia qualcosa di legalmente ed eticamente corretto? A livello legale è probabilmente una zona grigia, ma a livello etico? Cerchiamo di insegnare ai ragazzi a usare responsabilmente il telefono, e poi? Come se, tra l’altro, l’atto stesso atto di registrare non creasse potenzialmente un disturbo diretto o indiretto alla lezione. Se io sapessi che il mio prof registra, per poi caricare, sarei molto più ‘tenuta’ nelle domande, nelle interazioni, che dovrebbero però essere parte integrante della didattica. Nessuno dice che i prof non debbano essere divulgatori, anzi. Ma distinguere nettamente i momenti di divulgazione e di didattica mi sembra il minimo, e non usare spazi pubblici (la scuola) come sfondo, anche”.

A chiedere l’intervento delle istituzioni, non sono solo gli utenti dei social: “Vedere ragazzi o addirittura i bambini trasformati da alcuni docenti in strumento di produzione dei contenuti per aumentare follower nei loro account personali deve richiamare l’attenzione delle istituzioni“, ha affermato Iside Castagnola, avvocata esperta in tutela dei diritti di minori. Che ha proseguito: “Dobbiamo proteggere e difendere la sacralità dell’ambiente scolastico. In Italia, filmare gli alunni in classe per diffonderli sui social media – anche se si dispone dell’autorizzazione dei genitori – non è legittimo. È lecito solo in casi eccezionali”.

“Se il consenso è libero e informato non ci sono profili di illegittimità – ha commentato Agostino Ghiglia, giurista e componente del Garante della Privacy -. Il resto attiene alla legislazione scolastica e alla consapevolezza di chi dà questo consenso, un altro grande tema”.

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