Caso pubblicità sullo smartphone al bimbo: interviene il Garante
La pubblicità con un bimbo piccolo che tiene in mano uno smartphone sta facendo discutere: sul caso è intervenuto anche il Garante per l'infanzia
Un bimbo piccolo con le mani sporche di pappa che tiene in mano uno smartphone. Accanto la scritta: "Tutto ok, è iPhone". È la pubblicità di Apple apparsa in un maxi cartellone in via Melchiorre Gioia a Milano finita al centro delle polemiche. Una cittadina milanese ha segnalato il caso al Garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) contestando l’accostamento tra un dispositivo digitale e un bambino di massimo 2 anni. "Osservazioni del tutto condivisibili", ha dichiarato Marina Terragni, autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Sulla vicenda sono intervenuti anche il prof e scrittore Enrico Galiano e il pedagogista Daniele Novara.
- L'intervento dell'Agia sulla pubblicità dello smartphone con il bimbo
- Il video ironico di prof Galiano sulla pubblicità dello smartphone
- Cos'ha detto Novara sulla pubblicità con lo smartphone in mano a un bimbo
L’intervento dell’Agia sulla pubblicità dello smartphone con il bimbo
"Mentre in tutto il mondo si ragiona da tempo sull’età minima di accesso al digitale, questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione, normalizzando quello che purtroppo ci capita di vedere con preoccupante frequenza: bambini anche molti piccoli affidati al baby-sitting elettronico, punto di avvio di una possibile dipendenza con gravi conseguenze sul loro sviluppo psicologico e cognitivo", ha commentato Marina Terragni.
L’autorità garante per l’infanzia ha proseguito: "Sono soprattutto le famiglie meno informate e culturalmente meno attrezzate a consegnare i dispositivi ai bambini – meglio: i bambini ai dispositivi – già a partire dalla primissima infanzia".
Secondo l’Agia, "una pubblicità del genere normalizza e autorizza questi comportamenti e rischia di vanificare gli sforzi della politica e anche quelli delle famiglie auto-organizzate (come ‘Patti digitali’) muovendosi in direzione uguale e contraria".
Per tutti questi motivi, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha segnalato il caso all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), all’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del cercato) e allo Iap (Istituto autodisciplina pubblicitaria) per "le opportune verifiche ed eventuali iniziative".
Il video ironico di prof Galiano sulla pubblicità dello smartphone
Enrico Galiano ha pubblicato sui social un breve video di commento alla pubblicità. Il prof appare in silenzio con l’indice sul naso, come a esprimere un dubbio che viene esplicitato dalla didascalia del post: "Domande che sorgono spontanee".
Sullo sfondo si vede l’immagine della campagna Apple con il bimbo e lo smartphone, mentre in sovraimpressione scorrono alcuni sottotitoli: "Però… I principali creatori delle big tech hanno limitato o proibito lo smartphone ai propri figli? Come mai allora…".
Diversi big del digitale, infatti, hanno dichiarato pubblicamente di aver vietato l’uso di smartphone o tablet ai propri figli fino a una certa età oppure di averne limitato il tempo di utilizzo.
Cos’ha detto Novara sulla pubblicità con lo smartphone in mano a un bimbo
Sul tema è intervenuto anche il pedagogista Daniele Novara, che nel 2024 ha lanciato una petizione insieme al medico e psicoterapeuta Alberto Pellai per chiedere al Governo italiano di introdurre norme per vietare smartphone personali prima dei 14 anni e l’accesso ai social agli under 16.
Sui social Novara ha scritto di aver "stentato a crederci" quando ha visto il cartellone pubblicitario dell’iPhone, avendo pensato inizialmente a una "provocazione".
"Mi sono immaginato – ha spiegato – un ufficio marketing desideroso di rompere l’accerchiamento che, a livello internazionale, stanno subendo le piattaforme digitali, proprio mentre cresce la richiesta di liberare bambini, bambine, ragazzi e ragazze da una dominanza che le ricerche scientifiche continuano implacabilmente a indicare come dannosa per lo sviluppo".
E invece "ho dovuto accettare che si trattava di una pubblicità vera e propria" che "lascia sgomenti", ha aggiunto.
"Dove vogliono arrivare? – ha chiesto Novara – Con quale spavalderia si permettono di usare commercialmente bambini piccolissimi, tanto più per promuovere l’utilizzo degli smartphone?".
Il pedagogista ha ricordato che l’opinione pubblica e anche diversi governi, compreso quello italiano, "si stanno schierando a favore di politiche di limitazione, per evitare di vedere le nuove generazioni risucchiate in un mondo virtuale che non solo rischia di far perdere il senso della realtà, ma le allontana dalle fasi evolutive fondamentali della crescita".
Si tratta di "strumenti – ha evidenziato – che spediscono i bambini in un mondo al quale i genitori fanno fatica ad accedere e che, comunque, è lontanissimo dai loro bisogni reali e profondi".
Daniele Novata ha scritto di vedere "molto pericolo in questo cartellone" per tutta la società, non solo per i più piccoli. "È l’ora della ribellione. Di ribellarsi veramente. Tutti e tutte insieme, prima che sia troppo tardi", ha concluso.