Cecchettin a scuola: perché l'Italia è indietro sull'affettività
Secondo Gino Cecchettin, l'Italia è ancora indietro sull'educazione all'affettività a scuola: perché e cosa bisognerebbe fare (a suo avviso)
Il tema dell’educazione sentimentale torna al centro del dibattito pubblico grazie all’impegno di Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa nel novembre 2023. Da allora, Cecchettin ha scelto di portare la sua testimonianza nelle scuole, convinto che proprio lì si debba iniziare a costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza emotiva. Ma perché, a suo avviso, l’Italia è ancora “indietro” sull’educazione all’affettività a scuola?
Cosa manca alla scuola per fare educazione all’affettività (per Cecchettin)
In un’intervista al Corriere della Sera, con cui sta incontrando studenti e studentesse nell’ambito del progetto ‘CampBus’, Gino Cecchettin ha spiegato cosa manca alla scuola italiana in tema di educazione all’affettività. “Quando gli insegnanti dicono ai ragazzi di stare zitti e ascoltare, è già una forma di educazione all’affettività: significa comportarsi in modo rispettoso verso qualcuno che sta spiegando oppure è interrogato – ha dichiarato -. Se due ragazzi bisticciano, o al contrario vengono beccati mentre si baciano, l’insegnante interviene per spiegare loro cosa si può fare e cosa no”. Quindi, “l’educazione all’affettività è già pervasiva in tutte le ore di scuola“. Ma, ha aggiunto, “manca una materia dedicata in modo specifico“.
Questa materia, a suo avviso, non dovrebbe parlare solo di “affetti”, né limitarsi alla sola educazione sessuale. Dovrebbe servire “a confrontarsi sui sentimenti e di come questi intervengono in tutte le interazioni tra esseri umani”, ha affermato Cecchettin.
L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non avere un programma obbligatorio di educazione sentimentale e sessuale. “Il problema è quello solito, si cerca più il consenso che non il bene reale della comunità”, ha commentato Cecchettin, precisando che “non mi riferisco al Governo attuale, perché è un problema trasversale da decenni”.
Al contrario, a suo parere “dovremmo fare un reale esame di coscienza e cercare di capire quello che è utile per i nostri ragazzi. Anzi, forse dovremmo far decidere proprio a loro. Cosa vi manca, cosa vi serve?”.
Perché per Cecchettin la scuola è il “luogo giusto” per educare ai sentimenti
Gino Cecchettin è convinto che la scuola sia il luogo ideale per iniziare un cambiamento culturale profondo. “È fondamentale fare cultura, insegnare l’affettività, la sessualità e un modo di comportarsi rispettoso. E lo si può fare solo nella scuola perché quello è l’unico mezzo che le Istituzioni hanno per interagire con i ragazzi“, ha dichiarato.
In questo modo, a suo avviso, non si educano solo le nuove generazioni, ma anche i genitori. “Questo tipo di educazione, specialmente dagli zero ai sei anni, spetta alle famiglie. Ma se prima si poteva pensare di arrivare alle famiglie, sfruttando i posti di socialità condivisa, ora Internet la fa da padrona ed è diventato terribilmente difficile intercettare i genitori”.
Cecchettin ha spiegato: “Quelli che riesci a coinvolgere sono quelli che tendenzialmente sono già coscienziosi verso alcuni tipi di tematiche”. L’obiettivo, invece, è “arrivare anche ai genitori più disinteressati del futuro dei propri figli”. Per farlo, “l’unico modo è di far emergere le tematiche diciamo dal basso, cioè dai figli, che imparano questi concetti a scuola”, ha concluso.
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